Una volta le maglie erano una faccenda secondaria: sempre uguali e sempre quelle, totem affascinanti nella loro immobilità, simboli della tradizione senza concessioni stilistiche. Poi, diciamo da metà degli anni ’80, è successo di tutto: sono diventate creazioni trendy e hanno conosciuto divagazioni tremende, tutto per motivi di marketing spinto. Oggi, nei club più prestigiosi del mondo, si vendono più maglie che biglietti.
Il Varese non è il Real Madrid, ma la maglia della squadra del cuore è sempre la più bella. In questi ultimi anni s’è ceduto pure qui alle tentazioni mondane: dal nero all’oro per le divise di scorta, più bianco che rosso per i completi base. Un po’ merchandising, un po’ design, un po’ scaramanzia: qualcuno ha deciso che il bianco portava buono e il rosso male, e queste cose nel calcio hanno il loro peso.
Venerdì sera in piazza Monte Grappa sarà la gente a decidere la casacca della prossima stagione: per alzata di mano alle 21, durante la presentazione della squadra, fra tre proposte studiate dal debuttante sponsor tecnico Zeus. Quali sono queste proposte? La prima è il classico rosso, senza troppi fronzoli. La seconda è il bianco, con un colpo di scena che richiama il legame con la storia e il territorio. La terza, finora tenuta segreta, dovrebbe essere nera: l’appeal, dicono, dovrebbe consentirle di rivaleggiare con i colori storici.
Cosa scegliere? Noi tifiamo per il rosso. Perché lo suggerisce la storia: il Varese di (anno 1944), quello di (anni ’60-’70), quelli che (’90), (’98) e (2009) portarono in C1 avevano la maglia rossa. Perché non è vero che porta rogna: col Montichiari centrammo la promozione in rosso, a Bolzano segnò in rosso il gol-chiave della scalata. Di converso, in bianco è arrivata, sì, la B, ma anche le amarezze playoff con Padova e Sampdoria: quindi, la dea bendata non ci bada. Poi, perché il rosso non è da tutti, mentre il bianco sì: quante squadre lo usano nel completo di riserva?
Infine, perché il rosso riassume tutto ciò che chiediamo e offriamo al Varese. È passione, è fantasia (è il colore con più gradazioni in assoluto: quelle del bianco si contano sulle dita di una mano), è calore, è potenza, è sangue, è provocazione, è ardimento, è cuore, è desiderio, è amore, è festa, è sole e anche luna.
Nelle more del voto, si apprezzi la t-shirt con la bandiera Neto, in vendita a 15 euro domani sera. In attesa dell’anno che verrà, quando patron , stregato da un bozzetto galeotto, potrebbe riesumare l’antichissima casacca rossa con la “V” bianca sul petto. Quello sì che sarebbe un colpo da maestro: altro che il dimenticabilissimo viola del centenario.
Varese
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