Roma, 28 ott. (Apcom) – Riesplode le disputa, più accesa di prima, sul Patto che regola la disciplina sui conti pubblici dei paesi nell’Unione europea: alla vigilia del vertice tra capi di Stato e di governo, da oggi a Bruxelles, i toni sono saliti. E certo non depone bene l’immediato precedente, il Consiglio Ue del mese scorso che degenerò in un duro scontro tra Francia e Commissione sui Rom. Ora pomo della discordia è il Patto di Stabilità e di
Crescita, o meglio la sua rivisitazione. Dopo la crisi di bilancio in Grecia tutti ne hanno riconosciuto la necessità, ma sul come e sul quanto rivederlo gli animi sono meno pacifici. Tanto che sia il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, sia la vice presidente della Commissione europea, Viviane Reding – la stessa che aveva innescato lo scontro con Parigi sui Rom – hanno criticato la proposta elaborata da Francia e Germania, che diversi paesi hanno vissuto come una sorta di ‘diktat’.
Secondo Juncker è “inaccettabile”, e le modalità con cui Berlino e Parigi hanno messo tutti gli altri di fronte a ‘cose fatte’ sono “semplicemente impossibili”. La Reding ha invece attaccato un aspetto critico di questa proposta, la necessità di procedere a una riforma dei trattati europei: “irresponsabile – ha detto – sarebbe come aprire il vaso di Pandora”, visto che l’ultima volta che si è fatto qualcosa di simile, sul trattato di Lisbona, ci sono voluti 10 anni. E con inciampi non irrilevanti sui referendum nazionali. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha risposto con toni non concilianti. “Senza accordi tra Francia e Germania – ha detto – in Europa si fa ben poco”.
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