Un bolide varesino tra le dune del deserto

Si chiama Fabrizio Baron, ha il mal d’Africa e la passione per i motori. E ora sta sfidando il Marocco. Alla M’hamid Express è l’unico italiano. La compagna Zambelli: «Emozioni fortissime e profumi»

– La M’hamid Express sarà anche una corsa di nicchia, ben poco conosciuta in Italia, ma ha un fascino unico. Parola di , imprenditrice di successo tanto da essere stata eletta, nel 2012, «donna europea per il terziario».Che cosa c’entra lei con un ruvidissimo rally del deserto? La risposta è semplice e riguarda, compagno della Zambelli impegnato da ieri nel sud del Marocco dove, fino a venerdì, si corre una gara riservata a moto, a fuoristrada e ad altri bolidi pronti a tuffarsi nella sabbia del deserto: «Fabrizio –spiega Zambelli – guida una Range Rover del 1985 ed è l’unico italiano in gara».

Un varesino fra le dune, dunque: «E quest’anno – prosegue Antonella Zambelli – è andato al rally da solo. Nel 2015 ero io a far parte del suo equipaggio ma le cose non sono andate bene e allora ho preferito restare a Varese: da qui faccio il tifo per lui e curo le pubbliche relazioni con i giornali». L’imprenditrice si sente responsabile dell’incidente che l’anno scorso ha messo fuori dalla competizione Baron: «Fabrizio va forte e alla sua prima partecipazione alla M’hamid Express era arrivato primo nella sua categoria. L’anno scorso è stato pero costretto al ritiro al terzo giorno. Tutto stava filando liscio e, a metà giornata, eravamo davanti a tutti gli altri concorrenti, dietro soltanto a una moto. Io, che dovevo fare la navigatrice, non ho dato l’informazione giusta al mio compagno e la macchina è finita sopra una duna, ribaltandosi. L’incidente ha causato la fuoriuscita di benzina e nella notte i meccanici, con un duro lavoro, hanno rimesso in funzione il mezzo. Lo svantaggio accumulato era però tale da convincere Fabrizio a ritirarsi».

Che sensazioni offre un rally nel deserto a chi ha la fortuna di viverlo in prima persona? La Zambelli ci risponde rendendoci partecipe delle sue fortissime emozioni: «Io ero andata alla M’hamid Express convinta di trovarmi di fronte a una corsa goliardica. Invece è una competizione ricca di professionalità che ha uno scenario unico: quello del deserto africano». «Percorrerlo a tutta velocità ti fa dimenticare la paura di correre e così vuoi andare sempre più forte. Ma non bisogna gasarsi troppo, c’è il rischio di andare a sbattere. L’atmosfera è strepitosa e offre sensazioni sensoriali sorprendenti: avevamo trovato tanta rucola selvatica nel deserto e, mentre passavamo con la macchina, la falciavamo con le ruote e avvertivamo forte il suo profumo». Le immagini viste e vissute in prima persona

dalla Zambelli sono innumerevoli e c’è un fotografo che, quotidianamente, raccoglie tutte quelle della corsa: «Si chiama ed è molto amico di Fabrizio». La M’hamid Express cementa anche i rapporti, come si capisce andando a leggere la bella chiacchierata tra Paolo e Fabrizio sul sito Off road life style, «il primo magazine italiano che si occupa di fuoristrada inteso come uno stile di vita». Lì Fabrizio racconta a un amico la sua storia: «Ho conosciuto l’organizzatore in mezzo al nulla del lago Iriqui, un lago fossile tra Mhamid e Tata. Quando si viaggia nel deserto, in luoghi lontani e isolati, se vedi un altro fuoristrada è buona norma avvicinarsi, ci si scambiano informazioni sulle condizioni della pista, dove trovare da mangiare e bere o solo per un “tutto bene?”».

«Io accompagnavo dei clienti e lui era in viaggio con i suoi genitori. Scesi dalla macchina quasi contemporaneamente, ci siamo subito riconosciuti. Avevamo sentito parlare uno dell’altro. Dopo una breve chiacchiera ci siamo promessi di rincontrarci e poco dopo è iniziato un bel rapporto di lavoro e stima reciproca». «Dopo alcuni viaggi insieme, Benoit mi ha proposto di seguire la Mhamid Express e da quel momento è montata la febbre della febbre. Africa, deserto, fuoristrada …rally raid».Avremo modo di seguire ancora Fabrizio Baron e non vogliamo lasciarci sfuggire l’occasione di conoscerlo anche perché un varesino nel deserto fa sempre notizia.