VARESE Una commedia divertente, con belle musiche, eleganti costumi anni Trenta, ricche scenografie e, naturalmente, un grande cast, capitanato da Gianfranco Jannuzzo e Milena Miconi. Sono tanti i motivi per andare al teatro Apollonio di Varese ad assistere allo spettacolo “Cercasi tenore”, in scena sabato alle 21 (biglietti da 18,50 a 30 euro). Proprio come la performance di un cantante lirico, la pièce di Ken Ludwig parte in sordina per arrivare al do di petto, in un crescendo di colpi di scena, equivoci, doppi sensi e battute esilaranti. Jannuzzo, poi, attore siciliano dalle grandissime capacità istrioniche, mostra qui tutta la sua forza teatrale in un personaggio nuovo.
Jannuzzo, che ruolo avrà in questa commedia?
Interpreto Max, un aspirante ed incerto cantante lirico che, a poche ore dal debutto dell’Otello, sarà chiamato a sostituire un tenore di fama mondiale, anche se poi… Si tratta di una bella prova attoriale per me, perché all’inizio devo “tenere” il personaggio, che è timido, imbranato, cecato, diverso dai miei soliti personaggi che ostentano sicurezza, allegria, ma poi ci metto del mio, quando mi travesto da grande tenore.
Canterà anche?
No, per carità, essendoci brani classici molto famosi da Verdi a Rossini, sarebbe stato presuntuoso e pericoloso. Io e i miei colleghi facciamo bene i doppiatori.
Lei si è formato al laboratorio teatrale di Proietti e ha lavorato con Bramieri, Garinei e Giovannini. Quale il più grande insegnamento che le hanno lasciato e che desidera trasmettere ai suoi colleghi?
Io mi reputo un privilegiato, perché ho imparato l’abc di questo mestiere da un maestro come Proietti, che è un grande attore comico, ma ha fatto anche Macbeth. Personalmente non mi sento di insegnare nulla ai colleghi giovani che lavorano con me, perché mi reputo un “primus inter pares”, uno che ha sempre tanto da imparare dagli altri. Ecco, vorrei che capissero questo, che bisogna essere umili.
Cosa in particolare c’è di suo in questo personaggio?
Per calarmi nella parte mi sono ricordato degli insegnamenti di Gino Bramieri, dal quale ho imparato, quasi senza accorgermene, i tempi comici, le facce, l’espressività. Lui mi ha lasciato in eredità il suo pubblico, che oggi viene a vedere me. Di mio, poi, c’è l’eleganza formale di noi siciliani e l’auto ironia.
Progetti per il futuro?
Mi piacerebbe tornare in tv, o al cinema, dove ho fatto poche cose, ma di qualità, anche se il teatro è la mia vita. Milano per noi è un trampolino di lancio, dall’esito che avremo qui dipenderà la nostra prossima stagione. Speriamo di poter riportare in tournée questo spettacolo, perché è un prodotto di alta qualità formale e sostanziale. Il produttore e regista Giancarlo Zanetti non ha badato a spese, affidandosi alle scenografie di Nicola Rubertelli e al light designer Franco Ferrari, che ha illuminato anche il Duomo di Milano. I costumi di Dora Argento, poi, sono davvero sfarzosi, vedrete uomini in frac!
Ylenia Spinelli
e.marletta
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