Un film made in Busto per aiutare i clochard

BUSTO ARSIZIO Gli occhi a volte scivolano via distratti, le cineprese venerdì sera si sono fermate. E hanno iniziato un lavoro a cui stanno dedicando i propri sforzi quattro giovani dell’istituto cinematografico Michelangelo Antonioni:  Alberto, Matteo, Rachele e Antonello. Non hanno intrapreso un viaggio-denuncia per urlare lo sdegno e poi spegnere in fretta e furia i riflettori. Hanno ripreso e prima ancora ascoltato, il mezzo usato per riprendere diventa ciò che è, nel senso profondo, etimologico: uno strumento, per dialogare e incontrare. Le vediamo tutti i giorni queste persone, a volte di più, a volte drappello solo apparentemente ridotto perché questo popolo itinerante si sposta di stazione in stazione. Ma forse non li vedremo mai come con gli occhi di questi giovani, che ora provano a descrivere: «Si danno appuntamento tra di loro, ci sono affetti, amicizie». Un universo dove convivono simpatie e piccole rivalità, eppure ci si sente terribilmente uniti. Proprio per questo gli studenti dell’Icma trovano un’altra immagine bellissima: «Ci sono parsi come una famiglia, come una grande famiglia».Tante storie che si

intrecciano e che sono tutte da raccontare. Impresa possibile perché viene vinta la diffidenza, anche grazie ai volontari dell’associazione Ali d’Aquila – citati dai ragazzi – che si sta prodigando per attenuare le sofferenze dei senzatetto, assieme alle parrocchie e ad altri gruppi vivaci. Tant’è che una donna ha chiesto loro di vedere le immagini, unica concessione quasi dal sapore civettuolo in un luogo dove si è costretti a stare senza calore, senza privacy, senza l’ombra di nulla.Martedì gli studenti si confronteranno con il loro docente per portare avanti il lavoro: «Dovremo fare una prima scaletta». Certo – spiegano – il sogno è di portare quel lavoro poi all’attenzione della città. Per ora riprendono e raccontano, stando vicini. Tutto accade sotto gli occhi di chi assiste i clochard, come di chi ha fretta o paura. Ivan Forestieri, l’edicolante che cerca di dare una mano a queste persone senza un tetto e una speranza ha parole di lode: «Io credo che questi ragazzi possano fare davvero qualcosa di utile per aiutare a risolvere il problema».

m.lualdi

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