il diciannovenne deceduto in Val Grande, era il tipo che all’intervallo si metteva a suonare il pianoforte per lasciar le mani libere di correre sulla tastiera. Frequentava la prima quando ha organizzato, per la fine dell’anno scolastico, «un quartetto musicale» memorabile, pieno di energia. Paolo diceva sempre quello che pensava. Era l’amico da interpellare se cercavi un consiglio vero, non le cose che volevi sentirti dire. Ed era anche quello che, a un certo punto, si rifugiava in montagna. Con lui non si facevano programmi. Lo incontravi in centro inaspettatamente, e il pomeriggio finiva davanti a una birra a parlare del senso della vita.
Gli studenti del Manzoni – scuola in cui Paolo si è diplomato a luglio – hanno avanzato la proposta di dedicargli una parte del giardino che circonda la sede di via Morselli. «Vorremmo mettere a dimora degli alberi che ci facciano pensare sempre a lui che amava la natura» spiega la professoressa. e , due ex compagni di classe di Paolo, ieri, durante l’evento “Giovani alianti”, al teatro Apollonio, hanno letto e accompagnato con la musica la poesia “Passeggiata” scritta proprio da Paolo. «Posto il confine di un attimo nell’eterno, può iniziare il viaggio» è l’incipit di quei versi, che parlano di natura, antiche civiltà e rovine. Tutto il teatro ha osservato un minuto di silenzio in ricordo di Paolo e del professor.
«Sono passati sei anni da quando ci siamo conosciuti, era il primo giorno delle superiori – dice Minonzio – Ne sono cambiate di cose da quel settembre Paul, le nostre idee, i nostri obiettivi, ma non la nostra amicizia. Sapessi quanto sei stato importante, quante volte sei stato in grado di capirmi prima ancora che lo facessi io». «Di te ho sempre invidiato una cosa, la libertà, con la quale eri te stesso, un modo di essere che a volte, e non te l’ho mai nascosto, facevo fatica a comprendere, ma che ammiravo. Forse perché in te riconoscevo un tipo di coraggio che a me è spesso mancato». «Ci siamo conosciuti parlando di musica sei anni fa –
continua Verduci – Ricordo ancora la prima volta che ci siamo parlati. Ho ancora il tuo bigliettino di auguri di Natale della prima superiore e ho sempre conservato i pessimi disegni che facevamo insieme in classe. Ho una serie di ricordi di te. Sei stato il protagonista di momenti indelebili passati insieme». «Oltre alla nostra amicizia, condividevamo l’amore per la musica, e adesso sarai nei miei pensieri quando suonerò. Se ci sei ancora, da qualche parte, guarda giù, perché ti penserò durante i miei assoli di batteria». «Di lui mi è rimasto impresso lo sguardo, un vero manifesto di vita – afferma, un’amica – Uno sguardo profondissimo che esprimeva amore per la vita e per le persone».
«In queste settimane ho sperato ogni volta che gli avvistamenti di Paolo fossero veri. La notizia della sua morte mi ha molto addolorato – afferma il preside del Manzoni– Ne abbiamo parlato anche in collegio docenti. Angoscia quella caduta che è stata fatale anche per un camminatore quale era lui. Tutto ciò che potremo fare sarà fatto per tener vivo il ricordo di Paolo». Il cordoglio per la scomparsa di Paolo arriva fino in Russia, Paese che il giovane aveva voglia di esplorare. A Mosca abita un amico conosciuto in Norvegia, . Appresa la notizia, Nikita ha detto: «Era il mio soul brother, è una perdita grandissima».













