Una notte al gelocon i barboni

BUSTO ARSIZIO Per qualcuno la stazione centrale è un luogo fermo: i senzatetto che qui si ritrovano d’inverno per cercare scampo contro il gelo non partono, non hanno alcun posto dove andare e tanto meno nessuno che li attende. Non c’è meta per chi, come Mario (il cognome si rifiuta di riferirlo) 57 anni, milanese “nomade” per costrizione “quando ci cacciano da un posto ne cerchiamo un altro dove poter trovare riparo”, dorme nella sala d’ingresso della stazione Fs.

Una notte con loro, che dormono avvolti negli stracci e nei giornali. Prima di Natale erano in due, ma in altre notti sono molti di più. Un senzatetto, straniero (forse slavo), non ha alcuna intenzione di dissertare sulla sua condizione. Alticcio, se non ubriaco, Mario spiega: «Non lo conosco. Quando sono arrivato era già qui. Questa per me è la seconda notte. A Milano ti controllano, ti tormentano e il passaggio di gente nelle stazioni è continuo: il rischio che ti caccino o peggio ti aggrediscano tanto per fare qualcosa è molto più elevato». A squarciare il velo sono stati i fazzoletti verdi impegnati in un giro di controlli preventivi. «E’ pazzesco – dice l’avvocato Manuela Brazzelli Lualdi, esponente leghista e tra le maggiori sostenitrici del giro di sorveglianza civica – Si pensa che queste cose accadano sempre altrove. In altre città: più grandi, più caotiche, più indifferenti. Invece i senzatetto costretti a cercare rifugio dal gelo in stazione sono a Busto, sono a casa nostra e nessuno se n’era accorto sinora». Mario conferma: «Non siamo mai stati avvicinati da nessuno: nel bene e nel male. Qui di notte non passa nessuno».

Meglio perché il senzatetto romantico e dignitoso è cosa da film: «Non c’è nessuno felice di vivere così. Siamo costretti a farlo: io ho un passato di tossicodipendenza, sono entrato e uscito da centri d’aiuto per anni. Vivo per strada sempre e vivo della carità degli altri quando c’è. Cerco di evitare le comunità di assistenza: preti o non preti ti dicono come devi vivere. E a me non va». Sul fatto Brazzelli Lualdi insiste: «I fazzoletti verdi hanno dimostrato che non svolgono soltanto una funzione mirata alla sicurezza. I servizi di controllo civico sono intesi quale osservazione: se vedo qualcuno che commette un reato lo segnalo alle forze dell’ordine, se vede qualcuno in difficoltà che dorme in stazione e rischia di morire di freddo, lo segnalo a chi può aiutarlo. E’ una funzione sociale: non si può restare indifferenti». La dirigente del Carroccio, quindi, chiama in causa le istituzioni: «La mia è una posizione

personale.Credo che la Chiesa, che ha i mezzi per intervenire, debba avvicinarsi a queste persone ancora di più. Poi ci sono le associazioni e il mondo politico: chi vive un momento di crisi perché ha sbagliato o le cose gli sono andate male, merita una seconda occasione. In fondo è un po’ responsabilità di tutti». Il Comune si è impegnato, anche con convenzioni come quella con il Pime. Che ad esempio è servita a sbloccare la situazione dell’uomo che viveva in un container alle Fnm. E’ una strada in salita. E Brazzelli Lualdi fa una distinzione: «Parlo di persone in regola, non clandestini o delinquenti: questi devono essere puniti. In situazioni di crisi come oggi ognuno aiuti i suoi». I fazzoletti verdi torneranno in stazione: «Per monitorare la situazione, affinché non ci siano pericoli per chi utilizza il servizio e affinché chi è in difficoltà ed è pronto a lavorare possa avere una possibilità».Simona Carnaghi

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