Un’altra carcassa nel fiume Stavolta è massima allerta

Un’altra carcassa nel fiume
Stavolta è massima allerta

Rinvenuti resti di un cinghiale all’interno del torrente “fosso della valle” a Calcinate del Pesce. Si tratta del secondo caso di carcasse di animali gettati nel torrente i negli ultimi dieci giorni: nell’episodio precedente le Guardie ecologiche avevano estratto dall’acqua resti di animali di piccola e media taglia.

Il dipartimento veterinario dell’Asl di Varese aveva identificato i resti come quelli provenienti da caprini e piccoli ruminanti. 

Il recupero dei resti è stato effettuato, anche in questo caso, dalla pattuglia di polizia idraulica delle Gev.

Questa volta, imbustato in un sacco dell’immondizia destinato allo smaltimento del secco, la testa integra di un cinghiale e i resti di quella che si presume essere stata una macellazione abusiva dell’animale.

Esattamente la stessa procedura adottata una decina di giorni fa. La squadra idraulica delle Gev si è, quindi, dovuta calare con una corda all’interno del torrente per recuperare ed esaminare il contenuto del sacco. Le Gev ritengono che la macellazione abusiva dei piccoli ruminanti e del cinghiale sia stata fatta per mano della stessa persona. 

Ma, il vero problema è il rischio sanitario per chi si improvvisa macellaio esperto. Infatti, in entrambe i casi, trattandosi di un macello clandestino, l’alimento risulta non controllato e quindi privo di garanzia sanitaria. «Nel primo episodio, probabilmente, il macello è stato fatto per mano di qualcuno che ha acquistato gli animali non marcati da un gregge di passaggio e li ha macellati per autoconsumo», spiega, direttore del distretto veterinario dell’Asl. 

Nel recente caso del cinghiale, invece, si ipotizza il bracconaggio. Al di là, però, della caccia clandestina di questo animale selvatico, il rischio è quello di infezioni parassitarie per chi consuma le carni.  «Quest’anno abbiamo rintracciato un caso positivo di treschinosi, una malattia parassitaria pericolosa per l’uomo, in uno dei campioni analizzati tra i cinghiali selvatici. Si tratta del secondo caso in tutta Italia».

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