Roma, 27 gen. (Apcom) – Dopo la decisione di chiudere entro un
anno il carcere di massima sicurezza di Guantanamo, nell’isola di
Cuba, per l’amministrazione del presidente Barack Obama si
profila un’altra questione spinosa: cosa fare della prigione di
Bagram, che si trova all’interno della principale base militare
americana in Afghanistan e accoglie almeno 600 detenuti, per la
maggior parte terroristi di al Qaida e combattenti talebani.
Secondo alcune fonti militari, i centri di Guantanamo e Bagram
sarebbero pressoché speculari: condizioni di vita molto dure e
celle piuttosto spartane. I detenuti hanno privilegi quasi nulli
e nessun contatto con gli avvocati. Molti di loro sono costretti
a dividere le celle con altri prigionieri e l’amministrazione
Bush vi ha sempre negato l’accesso a giornalisti e organizzazioni
per i diritti umani.
Il nuovo presidente degli Stati Uniti deve adesso decidere se e
come mantenere in vita la prigione afgana dove, secondo le leggi
della guerra, i combattenti nemici sono trattenuti con la forza,
per un tempo indefinito e senza alcuna accusa formale. Tutti sono
stati catturati in zone di guerra e se rilasciati, secondo
l’amministrazione, potrebbero rappresentare una potenziale
minaccia per la sicurezza nazionale.
“Come l’amministrazione Obama pensa di risolvere il problema dei
detenuti in Afghanistan resta un problema aperto”, spiegato Tina
Foster, direttore esecutivo di International Justice Network,
un’organizzazione umanitaria di New York. Ma in un briefing
avvenuto alla Casa Bianca, la settimana scorsa, ricorda il New
York Times, un funzionario ha spiegato che non bisognerà
attendersi cambiamenti sulla politica statunitense in Afghanistan
per i prossimi sei mesi.
“La decisione sui sistemi di detenzione dentro e fuori
l’Afghanistan è legata alle scelte strategiche di Obama sulla
guerra” nel paese mediorientale, ha d’altra parte sottolineato
Matthew Waxman, professore alla Scuola di legge di Columbia e
consulente del dipartimento della Difesa sulla politica per i
detenuti sotto l’amministrazione Bush.
Un’indicazione più precisa sulla volontà di Obama potrebbe darla
la scelta el presidente riguardo al progetto di ampliamento della
prigione afgana, per cui sarebbero già stati stanziati circa 60
milioni di dollari. Se confermato, il piano garantirebbe migliori
condizioni di detenzione per i prigionieri ma sarebbe anche la
conferma di un impegno a lungo termine da parte degli Stati Uniti
nella politica delle detenzioni preventive perseguita
dall’amministrazione Bush.
Coa
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