In queste giornate il Caccia è senza voce: colpa dell’umidità, della pioggia caduta abbondante su Varese in un inizio estate che sembra autunno. Senza voce ma felice, Marco Caccianiga: non si può non esserlo dopo aver vissuto insieme a tanti amici la “24 ore di Sole” che finirà sabato prossimo causa maltempo, lo splendido evento del Franco Ossola dedicato alla memoria del supertifoso biancorosso Cristiano Sole.
«Lo spirito del Varese è qui, si può toccare con mano – dice il Caccia tra una partita e l’altra – Nessuno come i ragazzi della curva, che anche stavolta hanno organizzato tutto alla perfezione, è in grado di far vedere che cos’è davvero il Varese. Hanno trasformato lo stadio in una piccola cittadella – commenta il responsabile dei “Piccoli amici” biancorossi – in cui si può giocare a pallone, portare i bambini, ma anche soltanto entrare per bere una birra o mangiare un panino: insomma, la classica atmosfera della famiglia biancorossa».
Ventiquattro – anzi quarantotto – ore, trentadue squadre, un pallone, un milione di sorrisi. E tanti momenti divertenti. Per ricordare Cristiano come sarebbe piaciuto a lui. «Mi sono esaltato a giocare qualche minuto della prima partita insieme al nostro ex giocatore Claudio Miale. E poi che divertimento il riscaldamento brasiliano gestito da me col tamburello. Ma è tutto l’ambiente che è bello: si gioca senza litigare e con reciproco rispetto, perché siamo tutti qui per ricordare un nostro ragazzo».
E per un po’ non si pensa ai problemi del Varese: oggi il presidente Nicola Laurenza spiegherà il perché della ritardata iscrizione alla serie B e della conseguente penalizzazione. Il Varese ha bisogno di aiuto per affrontare senza rischi il prossimo campionato: «Laurenza è una persona onesta e trasparente, ha sempre detto come stavano le cose – sottolinea il Caccia – Purtroppo gestire una società come il Varese non è facile, perché al di là degli affezionati che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, si fa fatica a coinvolgere altre persone. Checché se ne dica, anche se fossimo in serie A, il tutto esaurito lo vedremmo solo in quattro-cinque partite, nelle altre gare verrebbero i soliti. Laurenza sta facendo tutto il possibile. Ora l’unica cosa che conta è che il Varese sia ai nastri di partenza della prossima serie B. Due o tre punti di penalizzazione non ci cambiano la vita, in un campionato lungo come quello cadetto. L’importante è esserci».
Ma come si può tornare a coinvolgere gli indifferenti? «Tornando a fare il Varese, a essere il Varese – risponde convinto il Caccia – Noi sappiamo chi siamo: pane, salame e oratorio. Mica bisogna scimmiottare il Real Madrid o chissà chi: dobbiamo mantenere il legame col nostro territorio per andare in giro a testa alta. Solo così possiamo ricrearci una credibilità, e poi vedrete che la gente arriva. Laurenza è la persona giusta per ricreare un clima di fiducia attorno al Varese».
Con il Caccia non si può non fare la spola tra Masnago e Copacabana. «I rigori con il Cile mi han fatto perdere anni di vita – sospira – Sono il primo a riconoscere che questo è il peggior Brasile degli ultimi 15 anni, ma quando vedo quelle maglie verdeoro perdo il controllo: il Brasile è ritmo, samba, tamburi, candomblé. Mi dà un fastidio che molti italiani gufino contro la Seleçao. È il tipico atteggiamento da mediocri che trovano soddisfazione nelle sconfitte altrui quando non possono gioire delle proprie vittorie. Tutta invidia: comunque vada a finire, solo noi abbiamo vinto cinque mondiali. E allora – sorride il Caccia – lasciatemi parafrasare l’Alberto Sordi del “Marchese del Grillo”: noi siamo il Brasile e voi non siete un c….».
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