Varese, addio alle panchine “Si siedono solo gli stranieri”

Varese, addio alle panchine “Si siedono solo gli stranieri”

VARESE (a.morl) Ha scelto di presentarsi all’ingresso dei giardini di via Dandolo, vicino alle nuove panchine antibivacco, Djibril Thiam, candidato nelle liste di Sinistra ecologia e libertà per le elezioni amministrative di Varese. Immigrato in Italia nel 1992 dal Senegal, Djibril ha vissuto per un breve periodo come clandestino a Livorno, facendo il venditore ambulante.

Poi è arrivato a Varese, dove è stato ospitato per otto mesi da una signora che lo ha trattato come un figlio. «Un episodio che dovrebbe far riflettere su quanto Varese sia una città accogliente – dice Djibril che ha la cittadinanza italiana dal 2010 – Talvolta, però, da un punto di vista politico si affrontano male i problemi. Pensiamo alle panchine: quelle di prima, che consentivano di stendersi, sono state sostituite con “sedie” monoposto, così non si può sdraiare più nessuno. Ma con i divieti non si risolvono i problemi. Servirebbero invece case a prezzi più accessibili e bisognerebbe realizzare un piano di alloggi a canone moderato e acquisto agevolato. Inoltre aver tolto le panchine costituisce un bruttissimo messaggio. Sbagliato vedere in modo negativo il fatto che la gente si incontri nei parchi per parlare e stare insieme. È così, dialogando, che si costruisce l’integrazione».

Secondo Djibril quanto sta accadendo in Nord Africa è positivo. «Vorrei che anche in Senegal e nell’Africa nera le persone si ribellassero alle dittature. Ma in modo non violento. Vorrei che chiedessero la democrazia senza ricorrere all’uso delle armi».

Il candidato è alla sua prima esperienza politica. È sposato con una professoressa italiana, ha una figlia di 12 anni e lavora come serramentista e “cuoco a domicilio”, un hobby che porta avanti perché «il cibo consente di diffondere la cultura dell’Africa». La cultura, del resto, è un elemento cardine nel suo programma elettorale. «Mi piace quando Obama dice che la vera cultura è l’armonia tra passato e progresso – conclude Djibril – Oppure quando il presidente del Senegal afferma di non sapere più se considerarsi di cultura senegalese o francese. Per me la cultura è un concetto “al plurale”, qualcosa che ha a che fare con l’apertura ai popoli. Credo che il comune di Varese sia pronto per avere un assessore alla cultura straniero, potrebbe portare ancora più idee. Il tempo libero, infatti, è un patrimoni di tutti e tutti devono avere la possibilità di condividerlo». Djibril vede nella sua candidatura uno stimolo per gli immigrati. «Amo questa città e vorrei che gli stranieri che ci vivono possano collaborare alla sua vita istituzionale. Io li rappresenterei e solleciterei da parte loro una maggiore partecipazione».

e.marletta

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