VARESE «Zagato dimettiti». Dice proprio così – una t sola anziché due – lo striscione firmato “Democrazia Cristiana” che ieri mattina è spuntato sulla palizzata al cantiere dell’autosilo fantasma in viale Europa.
Lo ha visto anche l’assessore chiamato in causa: «L’ho notato passando – conferma Gladiseo Zagatto – in Comune stavano già andando a toglierlo ma li ho fermati in tempo. Parliamoci chiaro, una cosa del genere si commenta da sola e tutto sommato mi fa anche pubblicità, per cui visto che è in sicurezza e non crea problemi a nessuno tanto vale lasciarlo».
La coscienza dell’assessore varesino, assicura lui stesso, è rimasta pulita per la vicenda del cantiere aperto e mai chiuso. «Ogni tanto ne sento parlare come se fosse qualcosa di eccezionale ma non è così, purtroppo per noi: l’Italia è piena di cantieri abbandonati. Anche nel nostro caso è stata colpa di una ditta fantasma».
Quest’ultima ha un nome, Breme S.r.l., una sede, un capannone via Dossi 14 a Pian Camuno (Brescia) dove oggi c’è un’azienda di allestimento giardini, e un numero di telefono, che risulta disattivato all’inizio di maggio.
Dal 2 maggio 2009 ha anche un amministratore unico, si chiama Primo Innocenzo Ducoli ed è praticamente introvabile.
Ma d’altra parte, come avevano già chiarito sia l’Aler che il Comune, entrambi rimasti a Varese con i cantieri aperti e un nulla di fatto, è prassi ordinaria che i rapporti non vengano gestiti con contatti diretti.
«Ci ho avuto a che fare personalmente solo due o tre volte – spiega Zagatto – con il titolare e con il direttore dei lavori. Oltre che con il loro avvocato, perché se lo sono portati al seguito già dal primo incontro e sinceramente la cosa faceva insospettire. Il cattivo presentimento poi si è rivelato fondato ma si erano aggiudicati un bando pubblico e quell’opera gli doveva essere assegnata per forza».
La notizia positiva è che il Comune è rientrato in possesso dell’area. A breve sarà convocato un tavolo tecnico-politico per decidere il da farsi, tenendo presenti tutte le ipotesi in campo: vendere l’area in toto, vendere l’area con il vincolo di garantire un certo numero di parcheggi (ed è l’ipotesi al momento più accreditata), oppure, addirittura, costruire una nuova struttura, presumibilmente un parcheggio, interamente con i fondi del Comune. A bilancio infatti ci sono oltre tre milioni di euro destinati a quell’appezzamento di terreno. «Ma non sarebbe conveniente – chiarisce l’assessore
– servono dei parcheggi ma non tanti quanti ne conterrebbe un multipiano». Al momento c’è un atto deliberativo che impone di avere la copertura finanziaria per l’opera anche se non sarà realizzata, e quei soldi potranno essere svincolati solo quando si procederà a modificarlo, durante il tavolo tecnico, appunto; in quella sede si deciderà anche se aprire una causa per risarcimento danni nei confronti dell’azienda inadempiente. «Non è escluso – conclude Zagatto – che si venda soltanto il terreno e si dirottino tutti i fondi ad altri progetti per la città».Francesca Manfredi
e.marletta
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