VARESE L’attacco alla pausa pranzo del ministro Gianfranco Rotondi? «È in controtendenza con la crescente sensibilità verso un cibo sano, pulito e giusto». Lo sostiene Ivan Rovetta, fiduciario varesino di SlowFood che, contrastando l’idea di tagliare i tempi per il pranzo principale della giornata, avanza anzi una proposta «per rendere più “slow” una pausa pranzo veloce a Varese»«Il problema della qualità della pausa pranzo ha origini lontane, fin dall’avvento della rivoluzione industriale che, con una vita sempre più “fast”, ha prodotto i fast food e tutte le sue conseguenze – prosegue Rovetta – intendo dire, che non è a rischio certo per le dichiarazioni di Rotondi ma, mentre si ragiona su una riscoperta della cultura del cibo, questa sparata va in controtendenza. Proporre di ridurre ulteriormente i tempi per il pranzo, o addirittura di saltarlo, infatti, spinge verso un ulteriore decadimento: se da tre quarti d’ora di tempo si passa a mezz’ora, il Mc’Donald’s è obbligatorio». Come si fa, allora, a conciliare orari di lavoro e buon cibo? La proposta di Slow Food per Varese è un servizio pubblico o privato di mensa aziendale, con prodotti locali selezionati, per un pranzo veloce e a “km zero”: «Come già avviene per le scuole o gli ospedali, in Varese si può pensare a una mensa di prodotti locali, magari
biologici e comunque di qualità selezionata». Certo, l’approvvigionamento di prodotti locali, vista la limitata produzione, può essere difficile, ma si può cominciare inserendo menu dedicati: «Gli investimenti sarebbero ampiamenti ripagati».Da tutt’altro punto di vista seguono il dibattito sulla produttività i sindacati, che non fanno mancare le critiche sull’uscita del ministro. L’accusa di Rotondi alla pausa pranzo come «danno per il lavoro e l’armonia della giornata», seguita dalla proposta di renderla “opzionale” per scegliere «se farla o uscire un’ora prima», è bollata dal segretario generale della Cgil, Franco Stasi, come «una nuova sparata che forse cerca di superare quelle di Brunetta». «Invece – dice – la pausa pranzo è un diritto sacrosanto ottenuto negli anni dai lavoratori, su cui già esiste la possibilità di flessibilità in aziende con particolari turni o esigenze produttive». Si associa il segretario della Cisl, Carmela Tascone: «Rotondi dovrebbe sapere che una pausa è prevista dalla normativa della salute dopo determinate ore di lavoro, ma anche che la possibilità di scelta se eseguirla o meno spesso è già lasciata ai lavoratori. Sollevare il problema della pausa pranzo in un momento in cui la crisi ne pone di ben più gravi, comunque, è davvero inadeguato: il problema non è il lavoro che manca durante la pausa, ma quello che manca al mattino e al pomeriggio».Piero Orlando
s.bartolini
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