VARESE L’introduzione dell’Iva al 21 per cento fa discutere, ma molto di più, fa preoccupare.Rappresentanti di associazioni, sindacati ed esercenti bocciano la scelta del governo di innalzare l’iva dal 20% al 21%. Una decisione che farà fluttuare i prezzi dei prodotti, da quelli di prima necessità, come gli alimenti. «Aumentare dell’1% l’iva in un momento in cui i consumi latitano
è una scelta sbagliata – commenta Gianni Luccina, direttore di Confesercenti – Purtroppo i prezzi tenderanno ad aumentare. Non possiamo nascondere una forte insoddisfazione della categoria – continua il direttore – Per questo il 26 settembre si riuniranno gli stati generali per sollevare un problema che, tra le altre cose, porterà a una seria diminuzione del potere di acquisto».
Dello stesso parere Francesco De Lorenzo, della Federconsumatori Cgil, che parla di «aumento dei prezzi generalizzato». «A pagare è sempre il consumatore – dice – perché è l’ultimo anello della filiera. Aspettiamoci un aggravio della spesa che farà soffrire in modo particolare i ceti medi e i più poveri. Come sempre – aggiunge – i consumatori dovranno pagare per gli altri; i commercianti invece approfitteranno della situazione per arrotondare i prezzi a loro vantaggio».
Per prevenire un eventuale aumento indiscriminato dei prezzi di listino, i rappresentanti di Adiconsum Cisl Varese hanno già predisposto particolari controlli.
«L’aumento dell’iva, oltre ad essere un chiaro danno per tutti, rischia di essere una beffa – dichiara Marisa Mentasti di Adiconsum Cisl – Per questo ci siamo attivati per monitorare in provincia di Varese i possibili arrotondamenti che i commercianti e le aziende potrebbero attuare approssimando al rialzo il punto
percentuale di aumento dell’iva». Un’ipotesi che fa tornare alla mente i rialzi subiti dai consumatori dopo il passaggio dalla lira all’euro: «Purtroppo non tutti i negozianti agiranno bene – continua – e si finirà per toccare i “soliti noti”. Inoltre, questo aumento si trasformerà in un ulteriore motivo di evasione».
A smorzare un po’ i toni ci pensa Roberto Tanzi, direttore di Ascom: «Va detto che in un primo momento i commercianti non avranno tempo di rivedere il listino prezzi e quindi non applicheranno l’aumento dell’iva che sarà così assorbito dai commercianti».
Un altro aspetto è preoccupante: «Aumentare l’iva significa non seguire un’ottica di rilancio economico».
«Anche i nostri margini si stanno erodendo – dice Stefano Crippa, portavoce di Federdistribuzione – e, nella complessità della situazione commerciale, degli aumenti ci saranno, anche se poi ogni azienda attuerà una propria politica commerciale».
Aumenteranno anche i cosiddetti “prezzi civetta”: «Le soglie psicologiche saranno utilizzate spesso, anche se andrà ristudiata la situazione complessiva della scala dei prezzi». Nella grande distribuzione c’è poi chi studia già una “contro manovra”. «Stop alle politiche di vendita al volume, stop ai 3 per 2 – dice Andrea Pertegato, ufficio stampa Coop – Saranno messe in atto politiche commerciali ad hoc per assorbire questa tassa iniqua».
Benedetta Magistrali
s.bartolini
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