Varese denuncia il Ministro «Ci dia i soldi per il tribunale»

Varese denuncia il Ministro «Ci dia i soldi per il tribunale»

VARESE Il sindaco Attilio Fontana porta in tribunale il ministero di Giustizia. Lo “minacciava” da anni e ieri la giunta di Varese ha formalizzato la decisione di rivalersi sul ministero per i mancati rimborsi che il Comune deve anticipare, ogni anno, per le spese di funzionamento del tribunale di Varese.

In pratica da sempre (secondo una legge del 1941) i Comuni in Italia sono tenuti a pagare i conti dei tribunali per quanto riguarda l’elettricità, il riscaldamento, la manutenzione ordinaria e persino le bollette telefoniche.

Soldi che poi il ministero rimborsa agli enti locali, ma solo fino all’80%. Insomma, spesso è capitato che lo Stato rifondesse sì Varese, ma molto di meno. «E dal 2008 ad oggi – tuona Fontana – i rimborsi sono stati sospesi».

E negli anni precedenti, se i rimborsi ancora arrivavano, il totale versato risultava di molto inferiore a quello che il Comune avrebbe dovuto percepire. «Dal 2004 al 2008 – sottolineano il sindaco e l’assessore agli affari legali Carlo Piatti – parliamo di un milione di euro».

Il conto totale che Palazzo Estense presenterà al ministero sarà, insomma, ultramilionario, dal momento che bisogna aggiungere i fondi degli ultimi tre anni (dove il rimborso è stato zero) e quelli dal 2001 in avanti, dal momento che il sindaco ha chiesto un calcolo «decennale di quanto il Comune sia in credito verso il ministero».

La giunta ha quindi votato a favore «di intraprendere tutte le iniziative necessarie per assicurare il recupero, nei confronti del ministero di Grazia e Giustizia, delle residue somme ancora dovute».

Insomma, questa volta non si scherza. E il Comune ha definitvamente “denunciato” il ministero.

«Soprattutto adesso – sottolinea Fontana – perché dopo questa manovra, che inizialmente dicevano che avrebbe favorito gli enti locali, in realtà ci taglieranno ancora di più i fondi». E quindi Fontana chiede a Roma quel che è di Varese. E se non si arrivasse a recuperare le somme dovute, il Comune non farà buon viso a cattiva sorte.

«Dal momento che ci tagliano i fondi e noi non possiamo può erogare servizi giustamente adeguati ai cittadini – dice – questi servizi saranno penalizzati anche nei confronti del tribunale. Vorrà dire che dovremo iniziare a risparmiare sul riscaldamento e sulla manutenzione». Insomma, il rischio è che nei corridoi del palazzo di giustizia inizia a fare un po’ più freddo.

Intanto, il prossimo passo sarà quello di individuare l’avvocato a cui incaricare la causa.

Che il ministero sia “debitore” nei confronti del Comune lo conferma anche il presidente del tribunale di Varese Emilio Curtò. «È una legge degli anni Quaranta – dice – E impone ai Comuni di anticipare le spese per la gestione dei palazzi giudiziari. Sono escluse solo alcune spese, come la cancelleria, ma il funzionamento della struttura, dal riscaldamento alla corrente elettrica, deve essere pagata dai Comuni. Tra l’altro la percentuale massima di rimborso non corrisponde mai al totale. E nel caso di Varese il Comune non ha avuto da tempo la restituzione di questa percentuale».

Del resto, la responsabilità non è del tribunale di Varese. Che in questa guerra tra Comune e Stato si ritrova nel mezzo come potenziale vittima.
Marco Tavazzi

s.bartolini

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