VARESE (lr) Chiuso per quindici giorni per ragioni di pubblica sicurezza: il locale era mal frequentato. Questa la ragione per cui martedì sera due agenti della polizia hanno messo i sigilli alla sala giochi di viale Belforte. Un fulmine a ciel sereno per la famiglia che gestisce l’attività e che ieri mattina ha presentato ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) giudicando il provvedimento troppo penalizzante: «Non lavorare per due settimane,e per di più nel pieno del periodo natalizio, significa rischiare di chiudere», protesta il titolare Manuel Giordano, 22 anni, su cui non pende nessuna accusa.
Ad affiancarlo in questa battaglia ci sono il legale, l’avvocato Maria Poggio, e i genitori che lo aiutano nel locale e che fino a un paio di anni fa gestivano un bar esattamente negli stessi spazi ora occupati dalla sala giochi. «Quel bar è fallito per colpa di un provvedimento simile – racconta il padre, Vittorio Giordano – dicevano che era mal frequentato e, ironia della sorte, era sempre la vigilia di Natale». Ora però la preoccupazione è tutta rivolta al futuro e i punti contestati dall’avvocato sono parecchi. «Tanto per cominciare il provvedimento di chiusura contesta l’eccessiva presenza di persone con “precedenti di polizia” che non sono necessariamente pregiudicati, cioè che hanno subito delle condanne. E l’articolo 100 del testo unico sulla sicurezza, quello contestato, parla di pregiudicati, non di persone note a vario titolo alla polizia», spiega. Altro punto contestato riguarda i numeri: «Da sei a otto i personaggi sospetti identificati nel locale dalle forze dell’ordine durante sei controlli, ma manca un riferimento in percentuale rispetto al resto della clientela – aggiunge l’avvocato – e poi due settimane di chiusura è la pena massima, che non ha ragione di essere applicata». «In più i controlli delle forze dell’ordine sono stati almeno 20, a volte tre in un giorno solo. Perché ne citano solo sei? – chiede papà Giordano – Forse la maggior parte nella maggior parte dei controlli non hanno riscontrato nulla di strano e in ogni caso non ci hanno mai contestato nulla. Se ci avessero avvertito che nel locale a volte girano persone sospette avremmo potuto prendere dei provvedimenti», aggiunge. Certo non quello di vietare l’ingresso a una persona piuttosto che a un’altra «perché i pregiudicati che hanno già scontato la loro pena, hanno lo stesso diritto di tutti i cittadini di frequentare locali pubblici e non possono essere discriminati», ricorda l’avvocato Poggio.
Per le stesse ragioni mercoledì la polizia amministrativa ha chiuso per due settimane anche una sala scommesse di Busto Arsizio.
e.marletta
© riproduzione riservata













