VARESE A terra c’è quel che resta dei ricordi di una vita: giochi da tavolo, un marsupio, coperte di lana, qualche videocassetta, sacchetti di plastica con dentro chissà che. Difficile distinguere altro in quella massa informe di oggetti anneriti dal fumo, arsi dalle fiamme e inzuppati dall’acqua utilizzata per domarle. I vigili del fuoco hanno fatto il possibile per strappare almeno qualcosa alla violenza dell’incendio che poco prima delle 11 di ieri mattina ha ridotto ad un ammasso di cenere buona parte dei locali al piano rialzato di un condominio al civico 14 di via Cadolini.
TUTTO IN UN MINUTO
Il ferragosto è passato da un giorno ma è ancora il deserto a dominare il panorama cittadino: poca gente, tapparelle abbassate, varesini fuori per ferie o per il weekend. Non fa eccezione questa viuzza nel cuore di Biumo, costellata da un lato di condomini più o meno popolosi e protetta dal’altro dal parco delle Ville Ponti. Al civico 14 c’è un condominio di tre piani, sei appartamenti da una parte, tre dall’altra. Ed è proprio qui a scatenarsi l’inferno. Davide Ragusa è un giovane marito e papà di due figli, una femminuccia di due anni e mezzo e un maschietto di sei mesi. È lui, che abita all’ultimo piano dello stabile, a dare l’allarme: «Dallo studio ho visto un rivolo di fumo. Saranno state le 10 o forse le dieci e trenta», dice mentre carica un passeggino e altri oggetti di prima necessità su un’auto che porterà lui e la sua famiglia lontani da casa per un po’. «Ho provato a suonare il campanello dell’appartamento di sotto, dove vive una signora, ma non mi ha risposto nessuno, così sono sceso in strada».
È lì, in un attimo, assieme al fumo ha visto le fiamme uscire dalla finestra del piano rialzato salire fin su alle finestre della sua casa. In un attimo, assieme al fratello Roberto passato di lì per caso per portare una frittata, ha preso moglie e figli e li ha messi in salvo. Poi ha chiamato i vigili del fuoco.
RIPOSTIGLIO-CAMERAE loro, i pompieri, hanno impiegato tre minuti a precipitarsi in massa sotto quello stabile, insieme a 118, polizia locale e carabinieri. Il timore era che nella casa arsa dalle fiamme ci fosse la proprietaria, signora Adele Di Loreto, che vive lì da sola con quattro gatti. È una vicina a rassicurare tutti: non c’è, lei e il marito l’avevano accompagnata il giorno prima alla stazione da dove avrebbe raggiunto un’amica a Milano per passare il Ferragosto in compagnia. «Non ci voleva
andare» dicono i vicini, «poi s’è fatta convincere». In un quarto d’ora l’acqua vince le fiamme. Il lavoro successivo dura altre due ore: un ripostiglio-camera zeppo di mobili e oggetti e il bagno sono in cenere; il resto della casa è inagibile. La soletta del piano superiore e il soffitto di quello inferiore – al momento sfitto – rischiano il crollo. I vigili del fuoco suggeriscono al Comune la dichiarazione di inagibilità, i tecnici transennano tutto, i carabinieri mettono i sigilli.
NON SI TROVA
Lì non entra più nessuno. Neppure la signora, che vicini e forze dell’ordine non riescono a contattare per diverse ore. Non sa che la sua casa non c’è praticamente più. E che due dei suoi gatti sono morti, soffocati dal fumo. Gli altri due sono stati portati dal veterinario, si salveranno. I signori Ragusa andranno da alcuni parenti: le pareti del loro appartamento sono nere di fumo, come i peluche bianchi dei bimbi. Le cause dell’incendio sono ancora difficili da stabilire: troppi i danni (a cominciare dalle tapparelle e dalle grondaie, fuse dalle fiamme).
Sara Bartolini
e.marletta
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