Varese fortunatissimo? No, è la storia che si vendica

A volte il calcio sembra più ingiusto della vita, togliendo tutto sempre agli stessi, ma è solo una convinzione da smemorati. Non basterebbero cento pali e duemila traverse colpiti dal Cittadella per restituire al Varese quel pezzo della sua vita cambiato per sempre dai veneti tredici anni fa, quando tolsero ai biancorossi più belli di sempre dopo Fascetti (e prima di Maran) una strameritata finale per la B che li avrebbe proiettati dove sono ora senza l’onta del secondo fallimento e dall’Eccellenza.

In panchina c’era Mario Beretta che ci faceva giocare divinamente, in campo Pellissier e al timone Claudio Milanese (quanto ci manca un dirigente così: la sua serietà, la sua parola data e mantenuta nel bene e nel male, come quando se ne andò; il suo amore disinteressato e la capacità di coinvolgere la città, di puntare sulle scommesse e difenderle, di raccontare solo la verità).

Quel Cittadella là subì un’imbarcata di occasioni e pali biancorossi, eppure andò in B con la forza dello stesso Stellone che ieri ci ha difeso. Quel Cittadella là compì un attentato alla storia del Varese, cambiandola per sempre in peggio, e nessuno dei 4 legni colpiti ieri potrai mai restituirci ciò che allora ci fu negato per sempre.

Non è vero che la partita lascia il tempo che trova, il contrario: a fine campionato sarà ricordata come quella che ha fatto la differenza. Perché Gautieri è stato disposto a rischiare l’osso del collo per fare giocare undici giocatori che assieme non avevamo mai giocato. Sembrava la prima amichevole estiva («Piacere, sono Lupoli», «Io mi chiamo Cristiano») e contava sentire il rumore del cuore, della corsa, del fiato, pesando la foga e l’improvvisazione (cioè la voglia) di chi sembrava perduto, esiliato, sconfitto. «Io azzero tutto, fatemi vedere che ci credete». E loro ci hanno creduto. Se perfino l’ex Varese B vince – per orgoglio, solo per orgoglio, ma contava quello per chi credeva che gliel’avessero calpestato – cosa succederà quando s’inserirà nel Varese A degli assenti (Bressan, Zecchin, Neto, Franco, Ely, Rea) e dei titolari lasciati a riposo (Laverone, Barberis, Damonte, Calil e Forte)? Il vecchio Varese c’era già con Sottili, quello nuovo l’ha preso per i capelli Gautieri: se sapranno stare assieme, ne vedremo delle belle.

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