Varese gioca, ma d’azzardo Spesi 1,2 miliardi di euro

Varese gioca, ma d’azzardo Spesi 1,2 miliardi di euro

VARESE Tempi di crisi, tempi di tentativi disperati di uscirne. Anche per i varesini, che a quanto pare hanno scelto in massa la strada pericolosissima del gioco d’azzardo e in particolare si sono fondati sulle slot machine.
Da dati appena forniti dalla sede centrale di Agipro, a Roma, Varese risulta nella top ten nazionale per volume di denaro giocato. E, il più delle volte, gettato al vento. Il fatto allarmante è che la provincia è rientrata tra le peggiori insieme ad altre quattro della Lombardia: Milano, prima assoluta, poi Bergamo, Pavia, e Brescia.

Il rapporto consuntivo del 2011, che di solito arriva già alla fine di novembre anche senza l’ultimo mese dell’anno, dice che nel Varesotto sono stati giocati 1,2 miliardi di euro. 5,65 miliardi invece quelli giocati nel milanese, contro i 5,1 di Roma, seconda classificata, e i 3,4 di Napoli. Bergamo arriva a 1,54, Pavia a 1,45, Brescia a 1,29.

Se il dato assoluto fa spavento considerando che la popolazione del Varesotto non raggiunge i 900mila abitanti, peggio va la spesa media pro capite per le slot machines. La raccolta ammonta a 890 euro a testa, mentre la spesa pro capite a 1.075 euro. Più di Milano, 1.032 euro, ma oltre il doppio di Napoli, 480 euro. É allarmata ma non sorpresa Daniela Capitanucci esperta dell’associazione And per le dipendenze. «É assolutamente in linea con quello che ci aspettavamo», spiega, «se il gioco d’azzardo viene preso come un hobby ci si prova una volta, ma quando si ripete vuol dire che la gente insiste perché tenta di risolversi i problemi in quel modo». Che la situazione stia degenerando comunque si intuisce

già osservando il moltiplicarsi dell’offerta di punti per giocare. «Le nuove aperture di sale giochi e di luoghi in cui giocare pullulano. Adesso anche nei supermercati e nei centri commerciali si trova sempre un posto dove giocare d’azzardo. Il fatto che le occasioni siano sempre di più e in ogni luogo è il segnale che il prodotto è ricercato».Ricercato in tempi di crisi, prima di tutto, ma ricercato anche dai giovanissimi. Eppure, i minorenni non potrebbero nemmeno giocare d’azzardo. «Ne vediamo molti nonostante i divieti – racconta – e non solo giocare ogni tanto, ma anche giocare in modo compulsivo. Ci sono persone maggiorenni nel gruppo che giocano per conto loro con i loro soldi, a volte anche facendosi pagare».

Le ripercussioni poi sono delle peggiori: una volta contratto il debito con qualche ragazzo più grande che rivuole i suoi soldi con le buone o con le cattive, i ragazzini finiscono per rubare soldi e oggetti d’oro in casa. «Per questo denunciamo che la questione non si ferma solo al gioco d’azzardo, poi si fa molto più complessa da risolvere».

j.bianchi

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