Varese, è il giorno del falò E lo accende l’uomo delfino

Varese, è il giorno del falò E lo accende l’uomo delfino

VARESE Sant’Antonio fra tradizione e novità: parte la sagra più amata dai varesini. Il biorecord Palumbo ad accendere la pira, il nuovo percorso del corteo e la storica presenza dei Monelli della Motta.

Acqua e fuoco per il falò 2012 si sposano grazie alla presenza di Riccardo Palumbo, il varesino che la scorsa estate ha stabilito il biorecord mondiale, rimanendo 48 ore a mollo. Dalle acque del lago di Monate alla fiaccola per l’accensione del falò a fianco al sindaco e al prevosto di Varese.

Altra novità di quest’anno è il nuovo percorso del corteo delle torce, che prenderà il via dalla sede nuova di zecca dei Monelli, in via Lonati. La sfilata si snoderà lungo via San Francesco, piazza Monte Grappa e via Carrobbio, fino alla Motta. L’accompagnamento musicale è affidato alla banda di Cittiglio e al Gruppo folkloristico Bosino, che per la prima volta stazioneranno all’interno del cerchio della pira, per allietare nell’attesta dell’accensione e per una semplificazione logistica.

«Proporremo i pezzi del nostro nuovo cd – racconta Elena Brusa, segretaria del Gruppo folkloristico – Vengono eseguiti per la prima volta in pubblico, sotto la guida del maestro Stefano Capra: “Petizion a Sant’Antoni”, “La fera da Vares” e “Duetto dell’ombrello”. Tutti testi tratti da poesie, che raccontano temi legati alla ricerca dell’amore e alle tradizioni più antiche del territorio».

Come sempre ad animare la sagra sono i Monelli della Motta, organizzatori storici della festa e del falò. Un gruppo formato da una quarantina di persone: impiegati, studenti, ingegneri, pensionati e commercianti, che vanno dal decano Francesco Lucini, detto Cecco, alla più piccolina, la mascotte, Viola Bonizzi, nata lo scorso novembre.

Al suo falò numero 54 Lucini continua a far parte del gruppo di arditi che costruisce la pira e ricorda: «Mi hanno “accalappiato” nel 1958. In tanti anni il più bello e rischioso è stato quello del 1983 che ho spento insieme a Valter Manzatto: era uscito persino un articolo sulla Notte per ricordarlo. Eravamo senza pompieri, l’abbiamo spento con gran fatica e da allora ci aiuta il gruppo antincendio della Mascioni».

Gli ingredienti fondamentali per la festa li ricorda proprio Manzatto: «Non c’è falò senza legna, salamelle e soprattutto senza Monelli, tutti i Monelli». Una dedizione che nella famiglia di Manzatto passa di generazione in generazione. «Siamo in tanti. Mia moglie l’ho coinvolta quando ancora eravamo fidanzati, poi ci sono i suoi zii e mio suocero, alla fine ci hanno seguito anche i figli, tanto che Irene è diventata l’unica donna addetta a cucinare i salamini».
Laura Botter

s.bartolini

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