Varese, in centro impazzano gli acrobati del Parkour

Varese, in centro impazzano gli acrobati del Parkour

Varese – Dei veri e propri acrobati, che hanno preso come palestra il centro della città. Sono i ragazzi del Gruppo Parkour Varese, che ogni sabato pomeriggio alle 14.30 si ritrovano in piazza Repubblica e iniziano il loro percorso «per riappropriarsi della città», come dice uno dei leader, Gennaro Brunetti detto “Magìk”.

Magìk ha ventidue anni ed è uno dei più anziani tra i ragazzi che praticano il parkour a Varese. «Il nostro gruppo è ancora piccolo – racconta – siamo in sei, e arriviamo un po’ da tutta la provincia per allenarci. E ogni settimana arriva qualcuno di nuovo, anche solo per curiosità, che si aggiunge al nostro gruppo per provare almeno una volta le emozioni del parkour».

Una disciplina altamente acrobatica, nata in Francia nelle periferie di Parigi alla fine degli anni ’80, ma arrivato in Italia solo dopo il 2000. Perché i “tracciatori” italiani, come vengono definiti i praticanti del parkour, sono venuti in contatto con questo sport attraverso Youtube. Anche per Magìk e i suoi compagni è andata così: «circa cinque anni fa praticavo già la breakdance –

racconta Magìk – poi con il mio amico Danilo Di Gregorio, chiamato “Ghost”, abbiamo visto su internet i filmati del parkour». Magìk e Ghost partecipano ad alcuni raduni in Francia, imparano il parkour da chi lo ha inventato. Tornati a Varese, non hanno la minima intenzione di smettere. Il centro città diventa la loro palestra, e piano piano il gruppo inizia a formarsi.

Attenzione però: non sono dei pazzi incoscienti che saltano da un tetto all’altro come gatti. Per Magìk e gli altri il parkour è, prima di tutto, «una competizione solo con se stessi, per superare i propri limiti, ma in sicurezza. Il parkour è più simile alle arti marziali orientali che ad uno sport occidentale». Perché questo nuovo sport ha dietro una vera e propria filosofia di vita, che porta ogni atleta a crescere gradualmente, spingendosi sempre un po’ più in là, ma senza strafare, ascoltando il proprio corpo e l’ambiente circostante. Per questo piazza Repubblica è la palestra perfetta: ci sono altezze diverse, e ogni tracciatore può misurarsi con se stesso, aiutato dai più esperti, allenandosi mentalmente e affrontando gradualmente la città, il proprio corpo e le proprie paure. Come nelle arti marziali, la vera sfida da vincere è quella con se stessi: ogni tracciatore deve spingersi al limite, superandolo un po’ per volta.

Anche piazza XX settembre è un ottimo posto. «L’ingresso dell’aula studi – spiega Magìk – va benissimo per lavorare sulle altezze. Ma per allenarsi, in realtà, basterebbe anche una sbarra». Quello che vogliono fare questi ragazzi è vivere la città in maniera diversa, creando percorsi unici. Il parkour è nato come un percorso in linea retta attraverso la città, per arrivare da un punto all’altro non seguendo la guida obbligata delle strade, ma superando gli ostacoli creati dall’uomo, come gli edifici. «Anche se i primi ostacoli che dobbiamo imparare a superare – spiega Magìk – sono quelli nella nostra testa».
Chiara Frangi

p.rossetti

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