VARESE (a.mor.) Eliminazione delle province e riduzione dei costi della politica. Affronta subito i temi più spinosi Enrico Letta, vicesegretario nazionale del Pd, all’inaugurazione della festa democratica lombarda, alla Schiranna. Temi spinosi anche perché, sull’abolizione delle province, il Pd si è astenuto, ricevendo parecchie critiche. «Siamo stati presi in contropiede da Di Pietro a cui abbiamo dato sponda con la scelta frettolosa dell’astensione – dice Letta – Per quanto riguarda i costi: la politica deve essere giustamente retribuita. Se non fosse retribuita, solo Berlusconi e Beppe Grillo potrebbero farla. Le retribuzioni devono essere riparametrate rispetto alla funzione, mentre adesso sono squilibrate. Il sindaco di Napoli, la città più devastata che c’è in Italia, prende un terzo di un consigliere regionale. Io credo che non sia giusto. La retribuzione, però, deve essere per il periodo in cui si svolge il mandato e non si deve trascinare per la vita. Noi vorremmo superare il vitalizio dei parlamentari. Un altro punto chiaro è che fino a quando non si tagliano le pensioni dei parlamentari non si possono toccare quelle dei cittadini». E per quanto riguarda le province? «Stiamo attenti a non mettere il tema delle province sotto i costi della politica. Ci lavorano 60mila dipendenti pubblici che non si possono licenziare. Costituiscono un sistema che consente al cittadino di svolgere alcune funzioni senza andare nel capoluogo.
Propongo di mettere le province su un ordine di secondo livello, eliminando il presidente eletto e gli assessori. Come una sorta di assemblea di comuni, dovrebbero essere i sindaci dei comuni a organizzare le funzioni della provincia stessa». Critico Letta nei confronti dell’operato del Governo. Secondo lui, la chiave per far ripartire in Italia sta tutta in quattro ministeri: sviluppo economico, agricoltura, cultura e infrastrutture. «Per quanto riguarda lo sviluppo economico, è stato spolpato fino a quando non è rimasto nulla – dice Letta – All’agricoltura si sono avvicendati tre ministri in tre anni, ricordati per lo scempio delle quote latte, in cui è stato dato ai cittadini il segnale che chi “frega” viene premiato. Cultura: il Governo passerà alla storia per la frase “con la cultura non si mangia”, peccato che è l’opposto, soprattutto nel nostro Paese. Per quanto riguarda le infrastrutture: le opere pubbliche che stanno andando avanti in Lombardia sono state messe in cantiere da Prodi nel 2008». Per concludere due previsioni: «Tempo sei mesi Berlusconi venderà Alitalia a Air France» e «Berlusconi non arriverà al 2013, andremo alle elezioni nel più breve tempo possibile». E un merito: «Abbiamo vinto le elezioni perché non siamo stati timidi. Ci siamo messi contro la Lega. E la svolta è stata a Busto Arsizio, la prossima volta andremo alle elezioni solo con un Pd».
s.bartolini
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