di Andrea ConfalonieriE’ curioso che una squadra come il Novara che si sente già in serie A («Tra due anni torneremo a San Siro» hanno detto, seriamente, dopo la Coppa Italia) continui a giocare in Prima Divisione e rischi di franare in casa con il povero e umile Como, finendo in nove dopo aver perso la testa. Lasciamo perdere il Varese perché siamo di parte. Basta rileggersi, però, la storia degli ultimi anni e soprattutto della scorsa stagione – col Padova in ritardo di otto punti a febbraio che poi si è andato a prendere la B ai playoff – per capire che il Benevento (a -10 dalla vetta) e lo stesso Arezzo, se fanno filotto, hanno le potenzialità per arrivare tranquillamente primi. Soprattutto quando mancano 14 partite da giocare (42 punti in palio, un’enormità) contro chi si crede già arrivato alla meta, cosa che leggiamo in faccia da tempo ai novaresi, oltre a sentircelo dire spudoratamente a ogni piè sospinto. Chi cammina sui tetti, cade, magari a Monza tra sei giorni quando i brianzoli avranno probabilmente in panchina il nuovo allenatore.Anche questi sono fatti nostri, esattamente come Arezzo-Varese, che va chiamata senza
paura con il suo nome: la prima finale del campionato biancorosso. I nomi degli avversari e l’atmosfera sugli spalti saranno veramente da serie B, ma tutto ciò sembra fatto apposta per esaltare l’indole e il destino degli uomini di Sannino. A Cava de Tirreni e a Frosinone in coppa Italia, ma anche a Novara, a Benevento (forse la miglior partita) e a Cremona: nelle grandissime occasioni il Varese è sempre stato sul punto di dominare sfiorando il colpo del ko. Ci è sempre andato più vicino, quasi in un crescendo e stavolta, oltre a gioco e personalità, aggiungerà quelli che paiono gli ultimi tasselli del puzzle: il nuovo Del Sante e il vecchio Ebagua. Sono loro i cavalieri del grande sogno che, in fondo a questo lembo di Toscana, aspetta di abbracciare la squadra più degna, quella che lo ama e lo vuole di più. Lo stesso sogno che radunerà centinaia di tifosi al Bar Goalasso dello stadio e che, uscendo dal tunnel, i giocatori incroceranno nelle bandiere e nel cuore dei cinquanta tifosi a casa due giorni dal lavoro per arrivare fin qui. Seguite quella luce, biancorossi. Vi porterà fino in fondo.
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