Varese, Maran capo degli Unici E Carrozza l’ammazza-Toro

CROTONE Unici come è unica la trasferta perfetta (ed è la sesta): 85 minuti dominati tecnicamente, tatticamente, fisicamente e psicologicamente. Unici come è unica la follia di un finale che ha reso livido di rabbia Maran perché è bastato mollare la presa per rischiare di rovinare tutto. È il fantasma del Bari che riappare, ma è anche una fortuna, come dice Milanese, perché lascia addosso la scintilla con cui dare fuoco alla corrida col Toro.

Unici come è unica la serie B, dove tutto è possibile, e unica la classifica che porta Maran anche sulla carta – strategicamente lo era già – al livello di Sannino, cioè nei playoff, in attesa di Padova e Reggina che giocano stasera. Toro e Sassuolo 46, Pescara 45, Verona 44, Padova 38, Varese 34, Reggina e Grosseto 32: sembrano freddi numeri, sono calde carezze e solide certezze.

Unici perché, con questo allenatore che profuma di miracolo dalla prima giornata, saremmo davanti a giocarcela con le grandi. Ma anche Sannino è arrivato a ottobre e sappiamo com’è finita. Non è mai troppo tardi nella vita, basta non montarsi la testa. Per quello ci vuole poco: guardate il Bari, che a Masnago sembrava il Barcellona, poi perde in casa con il Modena. Stampiamoci nella testa quattro parole: meno 16 alla salvezza.

Maran usa una frase che è un chiodo dove appendere tutto: abbiamo fatto vedere che quella con il Bari era una parentesi e l’abbiamo chiusa. Prima e dopo quella parentesi c’è una squadra matura, che come a Genova e Vicenza sa martellarti a centrocampo fino ad aprire una breccia, e poi riesce persino a controllare in scioltezza.

Per tre quarti non c’è stata partita, una sola squadra al comando. Il rigorino, dato dopo tanti rigoroni non dati, è il minimo sindacale che ci si potesse attendere dall’arbitro. È il secondo tiro dal dischetto concesso al Varese in 23 giornate, dopo quello di Cellini contro il Padova: c’è altro da aggiungere?

Maran, ancora e sempre lui, spiana la strada azzeccando l’ennesima settimana, l’ennesima formazione, l’ennesima serie di cambi. Col Bari eravamo seduti e lui vince tenendo tutti in piedi, sulla corda, soprattutto i barometri De Luca e Carrozza (facile che passino dal bello al brutto): sanno solo un’ora prima del via di partire titolari, così come Pettinari, e questo fa la differenza.

Quando poi ti volti in panchina e vedi un Martinetti, un Cellini, uno Zecchin – o, in tribuna, un Figliomeni, un Corti, un Lepore – puoi perfino pensare che il Varese abbia già scritto tutto (dentro): perché comprare dell’altro? Perché non battere il Toro con un gol di Carrozza, invece di provare a venderglielo?

Andrea Confalonieri

s.affolti

© riproduzione riservata