Varese muore in piedi Milano soffre ma ce la fa

La Cimberio ha voglia di provarci, Milano il derby se l’è dovuto sudare. L’inizio è tutto biancorosso (il biancorosso giusto, sia chiaro): un gioco da tre punti di Banks, una bomba di Ere, la presenza di Linton Johnson che si traduce in rimbalzi e in una schiacciata al volo che da queste parti non si vedeva dai tempi di Dunston. E la gente gode: 6-0, poi 10-2.

Poi Banchi decide che è ora di scongelare dalla panchina la sua stella: dentro Langford, e il fenomeno milanese martella. È lui, solo lui (no, anche Melli dai) a piazzare un parzialone che lascia lì la Cimberio: prima 28-28, poi 34-42 a 2’12’’ dall’intervallo. Bum, bum, bum: ma Varese non cade, non la Varese di oggi.

Polonara è continuo e presente, Clark si sveglia da un preoccupante torpore per tirare fuori una bomba delle sue, e tutto torna a farsi interessante (42-46). Sì: c’è una partita.

Polonara non molla mai

Il terzo periodo, però, è roba di Milano. Che riesce a essere più costante di fronte a una squadra che invece vive di lampi e blackout. Johnson alterna falli e schiacciate (che fanno intravedere tutto quel che potrà dare a questa squadra). Frates ha troppo poco da Ere (almeno in attacco) e Clark sbaglia quello che invece dovrebbe fare a occhi chiusi.

E Milano non perdona nulla. Varese litiga con il ferro tirando fuori percentuali bassissime nel tiro pesante. E quando dopo una delle tante triple sbagliate Sakota si fa cogliere in uno dei troppi falli antisportivi della sua stagione, pare davvero finita (56-71 a 7’ dalla sirena).

Ci piace però raccontare la voglia di restare lì, di non affondare e di non sbracare: perché Varese ci ha provato. Un paio di contropiedi di Ere, un’invenzione di Banks, e qualcuno ci crede perché a 4’ dalla fine il punteggio dice 62-71. Ci pensa Langford a chiudere definitivamente la partita, ma Varese resta attaccata fino alla fine.

Varese

© riproduzione riservata