– Tutti pazzi per i pattini da ghiaccio, come negli anni ’80 e ’90. Nella giornata del 27 dicembre il palaghiaccio di via Albani ha registrato un picco di mille ingressi. La media, dal 22 dicembre a oggi, è di circa 310 pattinatori al giorno.
«Un buon risultato, il pattinaggio libero sta andando bene» confermadei Killer Bees, associazione che dal 2 aprile scorso ha in gestione la struttura e che, durante le feste di Natale, ha ampliato l’orario in cui la pista è aperta al pubblico.
L’incremento di ingressi conferma che a Varese sta tornando la «febbre dei pattini» degli anni’90, quando per entrare al Palaghiaccio c’era addirittura la coda.
«Avevo 15 anni quando frequentavo il palaghiaccio – racconta che oggi ha 36 anni – Partivo in pullman da Morosolo con un amico, poi andavo a piedi dalla stazione al palaghiaccio con i pattini nella borsa. Arrivavo quasi un’ora prima dell’apertura per evitare la coda e cercare di essere tra i primi a entrare per sfruttare il ghiaccio ancora non rovinato. Prima di entrare consegnavo una cassetta con tutte le canzoni che mi piacevano di più e che facevano da colonna sonora. Dopo poco più di mezz’ora, la pista era piena. Io avevo una compagnia lì, tutta gente che frequentava il posto tutte le settimane. Insieme organizzavamo gare, trenini e scherzi. Con alcuni di loro sono ancora in contatto nonostante siano passati 20 anni e si abiti in luoghi completamente diversi».
E ancora: «Altro momento impossibile da dimenticare era quando passava la macchina per rifare il ghiaccio, noi ne approfittavamo per bere una cioccolata, poi subito ai cancelletti per fare il giro lanciato. Per il resto il palaghiaccio era un punto di ritrovo come molti altri, con amicizie più o meno grandi, qualche coppietta che nasceva, qualche piccola lite, solo che avevamo i pattini ai piedi».
Preparare la colonna musicale era laborioso: «Ci perdevo delle ore – dice De Vitis – Dovevo calcolare i tempi delle canzoni per fare in modo che lato A e lato B della cassetta fossero della stessa durata, tagliare il nastro in cui lo spazio era vuoto per far sì che la musica ripartisse il prima possibile. Se lasciavo il vuoto, cambiavano cassetta». A quei tempi si pattinava al ritmo di rock e punk rock, con Litfiba, Offspring, Green Day, Red Hot Chili Peppers, Aerosmith.
«Pattinare era una via di mezzo tra fare le vasche in centro Varese e andare in discoteca» afferma , oggi mamma di due bimbi.
Già 50 anni fa si pattinava, ma vicino allo Stadio, su una pista all’aperto. «Ricordo che dal centro di Varese a Masnago non c’erano i pullman e io percorrevo tutta la strada a piedi con gli amici. Poi, una volta che si arrivava lì, bisognava aspettare che scendesse la temperatura. Perché fino a che il ghiaccio non si formava, non si poteva pattinare – ricostruisce – Quando la pista era pronta, intorno si accendevano tutte le lucine. E poi partiva la musica: Bandiera Gialla, Gianni Morandi, Albano, i Beatles. C’erano tante persone, tanti giovani. E ci si divertiva un sacco».













