Varese, protesta delle bidelle “Riprendetevi la residenza”

Varese, protesta delle bidelle “Riprendetevi la residenza”

VARESE (p.orl.) «Alle istituzioni, chiediamo se è possibile che una madre di famiglia, con dei figli da mantenere e un affitto da pagare, possa vivere con 350 euro al mese».Le oltre 50 lavoratrici addette alle pulizie nelle scuole della provincia, tutte part time con stipendi tra 630 e 900 euro, che da questo mese si sono viste ridurre le ore (e di conseguenza lo stipendio) dal 33 al 45 per cento per effetto di una delibera ministeriale, ieri mattina hanno portato in piazza la loro protesta con Al Cobas Cub, mostrando le buste paga con il monte ore tagliato. E poi hanno consegnato simbolicamente i loro certificati di residenza al sindaco di Varese Attilio Fontana, presidente dell’associazione dei comuni lombardi, e al presidente della Provincia Dario Galli. «Come Fontana ha consegnato la fascia tricolore con i sindaci lombardi per protestare contro il patto di stabilità – spiega Antonio Ferrari, di Al Cobas Cub Varese – se le istituzioni e politici del territorio, dopo vari incontri e la mediazione della Prefettura di Varese, non si sono ancora attivati per difendere i propri cittadini, consegniamo i nostri certificati perché non ci sentiamo rappresentati». La

storia delle 90 lavoratrici dipendenti dalle ditte private per la pulizia delle scuole di Varese è lunga e travagliata. Passa attraverso stipendi non pagati, aziende fallite, iniziative legali, soldi mai ricevuti. Lo scorso ottobre, però, il nuovo appalto regionale vinto dalla ditta Gorla (che oggi gestisce il servizio con le sue consociate) sembrava aver risolto i problemi. «Ma lo scorso dicembre una direttiva ministeriale ha detto che non ci sono soldi e le ore di servizio devono essere tagliate del 15% – spiega Ferrari-– e il primo aprile ci viene comunicato che, per recuperare anche i mesi precedenti, il taglio effettivo è del 33%. Ma in realtà in alcuni casi abbiamo scoperto una riduzione persino del 45%». Una situazione che oltre a dimezzare lo stipendio crea problemi organizzativi: «È impossibile compiere lo stesso lavoro di prima, con solo 3 ore di lavoro al giorno, ed è impossibile sostituire chi è in ferie – denunciano le lavoratrici – il risultato è che oggi la pulizia delle scuole è gravemente compromessa». «Le istituzioni hanno sentito le ragioni della protesta – conclude Ferrari –  se non avremo risposte, la mobilitazione continuerà in modo ancora più deciso».

e.marletta

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