Varese, svolta per le case popolari Gli stranieri superano gli italiani

Varese, svolta per le case popolari Gli stranieri superano gli italiani

VARESE Boom di stranieri nelle case popolari. Dai più recenti dati disponibili, l’anno scorso le richieste di un alloggio presentate dai cittadini di nazionalità italiana sono risultate in minoranza rispetto a quelle degli stranieri, con il 49,3% contro il 50,7% del totale. Dall’altra parte, le assegnazioni effettive stanno prendendo la stessa direzione. Agli stranieri sono andati il 38% degli alloggi disponibili, mentre erano fermi al 27% soltanto tre anni fa.

Intanto va premesso che le case popolari nel Comune di Varese sono attualmente 1.875, delle quali 1.583 sono dell’Aler e 292 del Comune; di quelle comunali, inoltre, 212 sono concentrate nelle palazzine di San Fermo che si vorrebbero alienare, una sessantina sono destinate agli sfrattati che ci possono restare per periodi limitati (uno o due anni, a seconda dei casi), e infine una dozzina è sparsa in giro tra Bosto, Masnago, Bizzozero.

L’avanzare delle difficoltà economiche degli stranieri e di conseguenza il trend ascendente delle loro richieste di aiuto anche per l’abitazione, sono inequivocabili e dettati dai numeri. Non serve nemmeno andare molto indietro nel tempo per rendersene conto: basta prendere la serie storica dal 2008 a oggi.

Il bando dipende da Palazzo Estense sia per le case Erp (cioè comunali) che per quelle dell’Aler. Si apre ogni anno nel mese di dicembre e le richieste vengono elaborate arrivando ad assegnare gli alloggi in base a criteri stabiliti dalla legislazione regionale nel mese di marzo dell’anno successivo.

A dicembre 2008 erano state presentate 734 domande ritenute poi valide, delle quali 280 di stranieri (38,1%); le assegnazioni agli stranieri erano state invece 29 su 107 (27,1%). Nel dicembre successivo, 2009, le domande valide erano state 611 delle quali 261 di stranieri, che erano saliti a quota 42,7%; a loro era andato il 31% delle assegnazioni del 2010. Infine, con l’ultimo bando di cui si ha l’esito ufficiale, a dicembre 2010, c’erano state 545 domande valide, con 269 italiani e 276 stranieri (50,7%, appunto). Delle 75 nuove assegnazioni, 46 sono andate agli italiani e 29 agli stranieri (38%).

Per quanto riguarda il 2011, il bando si è chiuso il 20 dicembre e da domani si riparte a smistare le richieste pervenute. Ce ne sono 520 già in graduatoria, perché quelle presentate valgono per i tre anni successivi. A queste si aggiungono 350 nuove richieste (tra quelle di chi non l’aveva mai presentata e le domande riformulate da chi nel frattempo ha peggiorato la propria situazione e può quindi ottenere un posto più alto). Tolti i doppioni e quelli che non hanno i requisiti, si stimano tra le 630 e le 650 domande regolari, e un 50-50 di assegnazioni tra italiani e stranieri.

«Le condizioni sono peggiorate sia per gli italiani che per gli stranieri», afferma Giuseppe Occhicone del Sunia-Cgil, sindacato degli inquilini. Ma, stando alle informazioni in possesso delle parti sociali, gli stranieri non tolgono il posto a nessuno: «Il 60% delle persone si rivolge a noi per difficoltà a pagare l’affitto, ma i nostri anziani spesso non fanno neanche la domanda per la casa popolare. Non vogliono essere etichettati, mentre gli stranieri non si fanno problemi».

La Regione inoltre impone la residenza in Lombardia da almeno cinque anni, e ci sono sempre più stranieri che la raggiungono. «Se hanno i requisiti passano davanti a tutti nel rispetto delle regole. Il problema vero è che c’è un’emergenza in atto e che servono degli appartamenti a canone sociale».
Francesca Manfredi

s.bartolini

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