VARESE (lr) É un periodo difficile per il pronto soccorso dell’ospedale di Circolo dove, negli ultimi dieci giorni, si è registrato un aumento costante delle richieste di aiuto, tanto che il triage riceve quotidianamente un 20% di accessi in più rispetto alla media di 160 persone al giorno. In queste condizioni fioccano le lamentele dei pazienti che non se la prendono con il personale, ma con le lunghe attese per esami, visite specialistiche e ricoveri, in condizioni di disagio e promiscuità.Domenica, il giorno della settimana tradizionalmente più tranquillo per il reparto di emergenza, 180 persone si sono rivolte al pronto soccorso di Varese, altri 200 ne sono arrivati lunedì e altrettanti martedì, solo per citare i dati degli ultimi giorni. Per avere un’idea del sovraffollamento che si è creato bisogna considerare che le sale visita in genere sono due. Quindi i medici hanno potuto dedicare in media un quarto d’ora a ogni paziente tra prima visita e controllo dei risultati degli esami clinici e dei consulti specialistici in base ai quali scegliere, caso per caso, se ricoverare il paziente o rimandarlo a casa con una diagnosi ed eventualmente una terapia. Tempi strettissimi quindi, ma le lamentele arrivate al giornale non accusano mai l’operato di medici, degli infermieri o del personale paramedico di turno in reparto, ma piuttosto denunciano tempi e condizioni di attesa disagevoli. C’è la ragazza cardiopatica con dolori alle braccia che, dopo la prima visita, attende per otto ore il parere del cardiologo, oppure c’è il signore anziano costretto a dormire in corridoio su una barella in attesa di essere ricoverato nei reparti specialistici del monoblocco dopo un’intera giornata di attesa. «Quando siamo arrivati, al mattino, gli hanno subito fatto cardiogramma e prelievo – racconta la figlia, Daniela Tamborini – poi è rimasto seduto su una sedia a rotelle fino alle sette di sera, quando finalmente è stato visitato da uno specialista che ha deciso per il ricovero. Solo alle 19.30 siamo riusciti ad avere un posto letto per la notte, o meglio una barella, piuttosto scomoda, soprattutto per una persona anziana, posizionata in corridoio dove sostavano una ventina di persone nelle stesse condizioni, tutti ammassati tra
chi grida e chi si lamenta, in mezzo alla gente che transita verso la radiologia, con buona pace della privacy e del riposo fondamentale per una persona sofferente». Una situazione che si è poi risolta il mattino seguente, lasciando però l’amaro in bocca alla signora: «Formigoni, in campagna elettorale vantava i nuovi ospedali lombardi, ma lo inviterei a giacere almeno una notte in questo meraviglioso pronto soccorso, dove per ottenere un letto si sta nei corridoi in sofferente attesa».Il problema delle notti passate in corridoio in attesa di un posto letto «vero» in reparto è annoso e dipende dalla difficoltà dei reparti ad accogliere celermente i pazienti, anche se rispetto al passato qualche miglioramento c’è: «In questi giorni – assicurano in ospedale – nessuno ha passato più di una notte in corridoio». Ma anche ieri mattina l’atrio interno del pronto soccorso, pieno di brandine a destra e sinistra e di pazienti in attesa, sembrava un ospedale da campo in situazione di piena emergenza. «Purtroppo anche l’accesso di un gran numero di accompagnatori contribuisce a sovraffollare eccessivamente gli spazi del ps», spiega il direttore generale Walter Bergamaschi, mentre il medico del Ps Paolo Piga sottolinea come «tutti i pazienti sono costantemente seguiti dal personale sanitario specializzato sin dal momento in cui varcano la soglia del triage, anche quando i tempi di attesa si allungano per dare precedenza ai casi più urgenti».Tra le segnalazioni arrivate al giornale c’è anche quella di un papà preoccupato per il pianto inconsolabile del figlio dopo una brutta caduta: «Abbiamo aspettato un’ora e mezza per fare la lastra, e va bene. Ma poi ci sono volute altre sei ore prima che il medico ci chiamasse per leggere i risultati del referto e alla fine mi sono sentito dire che dovevo portare mio figlio da un ortopedico. Mi sono sentito preso in giro – ha raccontato – Se c’era bisogno di un consulto ortopedico perché non l’hanno richiesto? Mio figlio è caduto, e non mi basta sapere che non ci sono fratture. Voglio sapere cos’ha, non cosa non ha», ha aggiunto il genitore lamentandosi vivacemente del servizio «indietro anni luce rispetto a quello offerto dai cugini svizzeri».
e.marletta
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