ASCOLI PICENO Per tutti Ascoli-Varese rimarrà racchiusa nell’immagine di Martinetti che segna un gol regolarissimo e Baratta glielo annulla per niente. Noi, invece, portiamo a casa una bella partita, una squadra più organizzata (quella di Maran) e un’altra con più cuore di tante altre, un’unità biancorossa che non ha nulla da invidiare all’Unità d’Italia.
Figliomeni alla fine è rimasto in mutande davanti ai tifosi biancorossi perché ha dato tutto. Neto è balzato fuori dalla panchina in tuta insieme a Lepore in maglietta per correre ad abbracciare Corti, che però è lungo e forse infinito: è da scene come questa che capisci perché andremo lontano (perché corriamo per gli altri, mai per noi). Corriamo sotto la curva dove ci sono trenta tifosi che applaudono, corriamo insieme a Martinetti che aveva perso la testa per quel gol cancellato ma la ritrova mimando un inchino davanti a quella curva enorme, dove un pugno di persone, se agitano se stesse più delle bandiere e si colorano di biancorosso più della maglia (finalmente rossa: non toglietela più), sembrano tremila o trentamila. Corriamo con Pucino che si spoglia di tutto – questa squadra si spoglia sempre di tutto – e rimane a petto nudo.
Perché di petto sappiamo combattere, non solo con i piedi. Perché se ci tolgono tre difensori, ci inventiamo tutti difensori come ha fatto Corti. Perché se ci dicono che siamo sorpassati, scontati e arrivati noi ci inventiamo il sorpasso di due ventenni (Damonte e Pucino) che non hanno nulla di scontato e scopriamo di poter arrivare alla fine con quello che fino a
ieri sembrava il punto debole rispetto al vecchio Varese: la panchina. Dicevamo che Sannino sapeva scavare in fondo ai suoi giocatori fino all’osso, tirando fuori tutto quello che c’era attaccato. Ma se ci riesce anche Maran, forse non era solo merito di Sannino. Forse è merito degli ossi che il Varese mette nel piatto, forse Maran è diverso da Sannino ma non vale meno.
Ci è piaciuto l’attaccamento alla maglia dimostrato dall’Ascoli: da anni è sommerso da penalità, scandali, guai societari. Altre squadre sarebbero già morte e sepolte, questa no. Forza Ascoli, ricordiamoci del tuo esempio quando ci capiterà di perdere o di soffrire per cose più grandi di noi.
La squadra di un anno fa avrebbe tirato la riga portando a casa lo 0-0, questa ce l’ha fatta giocando e rischiando, anche perché su 18 giocatori convocati, metà erano punte e mezzepunte. Ci sono diverse vie per arrivare al risultato e alla meta finale: crediamoci.
Nell’istante del fischio finale, Roberto Bof iniziava a giocare Varese-Verona con Alfredo Luini, simbolo dell’amore per il Varese. Alfredo non può alzarsi dal letto e non può essere più trasportato con una semplice auto allo stadio, ma ha bisogno di un pulmino con accompagnatori e montacarichi: Roberto, grazie al centro Naturabile di Varallo Pombia, glieli ha trovati. Il cuore e il fiato di Alfredo spingeranno il Varese accanto alla panchina di Maran, poi le gambe ce le metterà la squadra. Loro saranno anche il Verona dei record, ma la storia, al Franco Ossola, siamo noi.
Andrea Confalonieri
a.confalonieri
© riproduzione riservata











