Vi porto dietro le quinte del Contagio

Vi porto dietro le quinte del Contagio
Il Direttore della fotografia Davide Manca inaugura il suo viaggio nei segreti del cinema

Salve, sono e di mestiere faccio il Direttore della fotografia. Ci sono varie spiegazioni “romantiche” del mio lavoro, ma con poche parole e semplicità sintetizzo in: responsabile finale dell’aspetto visivo del film.

Se c’è un problema tecnico, se un’immagine è troppo scura, troppo poco definita o priva di colori e dettaglio, allora quella è colpa mia.

La versione romantica invece è : il creatore dell’immagine, colui che plasma e modifica la luce per dare un’atmosfera precisa alle scene del film, una figura a meta’ tra il prestigiatore e il pittore, che con la luce definisce i sentimenti che un’immagine deve scatenare nello spettatore. Spero che preferiate la seconda definizione in questo percorso che faremo nel raccontare i film in sala o in televisione.

In questa rubrica cercherò di spiegare il prodotto cinematografico dal punto di vista tecnico e artistico di chi lavora “dall’interno”, per farvi vedere al meglio i film. In questo numero parleremo del film “il Contagio”. È l’ultimo film a cui ho lavorato, ed è in sala questo mese. Preferisco iniziare da una mia opera, per darvi senza nessun dubbio le informazioni precise e accurate avendole vissute in prima persona.

Il Contagio è l’opera seconda di e , un film corale con un cast d’attori di grande talento e noti al grande pubblico: , , , e .

Il Contagio è un film dove la cura formale ed estetica è in una continua ricerca di un’iconografia raffinata ed sintetica, che possa dare maggior risalto alla grandissima prova attoriale che ha dato il suo cast.

Le riprese sono durate cinque settimane e son state effettuate totalmente a Roma. Il romano è il dialetto dominante nel film e gli attori ne fanno un ottimo uso caratterizzando molto i loro personaggi. Ma il protagonista assoluto è il paesaggio: una Roma notturna, nuova ed inesplorata, almeno fino all’uscita di Suburra, la serie. I vicoli, le strade e i palazzi della Roma più oscura sono il risultato del mio lavoro di costruzione della luce, di disegno di luci e ombre, che delineano senza confondere il momento tragico specifico. Una delle prime scene del film si svolge in un mercato rionale esterno:

per illuminare la scena di notte è stato utilizzata una piattaforma aerea di 30 mt con sopra un proiettore da 6000w a luce fredda. I lampioni tipici romani, dal colore giallo ocra, son stati convertiti attraverso gelatine in colori freddi dalle gradazioni di blu e verde per dare maggiori riflessi, e quindi, profondità. Il pavimento del mercato è stato appositamente bagnato, cosi’ da creare i riflessi delle luci e dei personaggi.

Un’ altra scena importante, e molto difficile dal punto di vista tecnico, si trova oltre la metà del film: quella girata durante una convetion per la presentazione del progetto di un nuovo centro d’accoglienza del comune.

La scena dura 10 minuti ed è tutta in piano sequenza : un’unica inquadratura senza stacchi di montaggio, dove la macchina da presa segue il protagonista nel suo viaggio all’interno della location e nel suo progressivo smarrimento dovuto all’abuso di alcool e droghe.

A questo punto la presentazione del progetto finisce, ed inizia il party con musica e balli: lo spettatore è quindi trascinato dal protagonista in questa evoluzione. L’assenza di montaggio permette questa totale empatia con il personaggio, sostenuta dalla musica e dalle luci. Per realizzare questa scena si è impiegato un giorno per preparazione, allestimento e prove, e un giorno di girato reale con oltre 100 comparse.

Dal punto di vista tecnico, illuminare un ambiente di 300 mq, con interno ed esterno di notte, è un’impresa difficile e molto impegnativa. Abbiamo utilizzato circa 100 corpi illuminanti, la meta’ di scena e il resto proiettori cinematografici; questi ultimi collegati ad un controllo remoto da cui potevamo gestire intensità e tempistiche. Questo perché, con l’evoluzione dello stato d’animo del protagonista, anche le luci dovevano cambiare ed evolversi, in una crescita e mutazione di contrasti e cromie:dal caldo-oro della presentazione si passa al blu acido della festa, un gioco di ombre e flash dati dalle luci stroboscopiche e dai neon.

Queste sono solo due delle tante scene, ma “Il Contagio” è molto altro! Il nostro spazio finisce qui, ma ritorna con un nuovo film nel prossimo numero di questo fantastico giornale.

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google