Uno sguardo alla reliquia di Papa Wojtyla prima di sostenere un colloquio di lavoro e la giornata sembra sorridere.
«Ne sono sicura, la reliquia mi porterà bene» dice che, dopo nove anni di “lavoretti” precari, ieri pomeriggio era determinata a essere selezionata per diventare telefonista in un call-center.
«Certo, non sono qui a chiedere un miracolo, perché i miracoli sono ben altri e non credo che la mia situazione lavorativa meriti tanta attenzione dall’alto».
«Ma mi è venuto spontaneo entrare un attimo in chiesa per dire una preghiera, con la speranza di riuscire a ritornare domani con più calma per mettermi in fila e adorare la reliquia con tutto il tempo di cui ho bisogno». «Ho sempre seguito Papa Wojtyla – continua la giovane precaria, che ha 29 anni – Mi ha sempre affascinato il suo carisma e il modo naturale che aveva di farsi amare dai giovani. Mi è stato da guida, per questo oggi sono qui».
I fedeli entrano in San Vittore e si dispongono in fila. Camminano fino alla reliquia. Non c’è un vero e proprio cerimoniale, ognuno può adorare la teca come comanda il suo cuore. Chi la sfiora con le mani. Chi vi accosta le labbra per darle un bacio. Chi la osserva inginocchiandosi e facendo il segno della croce.
«Al cospetto della reliquia si avverte una forte sensazione di serenità – spiega – È un incontro positivo, che riempie il cuore di desiderio di pace e di salute».
C’è anche chi, dopo aver pregato di fronte alla reliquia, chiede una grazia. Il primo giorno sono state accese duemila candele ed espressi altrettanti desideri per il bene della propria famiglia e dei propri cari.
C’è chi prega per la società, chi per le persone colpite da calamità naturali, chi per gli ammalati. Chi per avere davanti anni di serenità. «Io ho pregato per il bene dei miei figli – dice – Non mi sono messa in fila per arrivare fino al cospetto della reliquia, ho preferito pregare da sola, in raccoglimento, nel primo banco davanti all’altare. Questo perché volevo essere discreta. Mentre ero lì seduta ho avvertito una grande pace e un senso di continuità. Ho sentito la storia che va avanti, come se Papa Francesco si inserisse nel tracciato di Papa Wojtyla, continuandone i passi».
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