«Voci che giravano da tempo, ma sembravano pettegolezzi»

«Voci che giravano da tempo, ma sembravano pettegolezzi»
Il giorno dopo l’arresto di Luciano Soma, che ha scosso gli uffici del giudice di pace, le reazioni spaziano dall’incredulità alla rabbia

«Continuo a sperare che tutto si riveli un falso allarme»: è incredula Patrizia Esposito, la presidentessa della camera penale di Varese.La notizia dell’arresto di , da quasi tre lustri coordinatore dei giudici di pace della città giardino, e del coinvolgimento di un’altra ventina di professionisti, tra avvocati e magistrati, in un’indagine per molestie sessuali e abuso d’ufficio, è arrivata come una brutta sorpresa. Eppure la vicenda, partita dalla denuncia per molestie di un’avvocatessa che accusava il solo Soma, sta assumendo i contorni di un vero e proprio giallo, perché dalle molestie si è arrivati all’accusa di abuso d’ufficio per gli altri indagati. «Le voci delle molestie giravano da tempo – racconta Esposito – ma nel nostro mestiere, e in un ambiente tutto sommato piccolo come il tribunale e la procura di Varese, si impara presto a non dare troppo ascolto a quelli che sembravano semplici pettegolezzi». Nella giornata di oggi, comunque, il direttivo della camera penale si riunirà per decidere il da farsi, perché non sono pochi i colleghi coinvolti nelle indagini.Uno, addirittura, ha subito la perquisizione dell’ufficio già nella mattinata di ieri. «Come di prassi, ho mandato un mio

delegato ad assistere alla perquisizione dell’ufficio del collega – dice , presidente provinciale dell’ordine degli avvocati – Ora non ci resta che aspettare il proseguimento delle indagini e le decisioni dei magistrati inquirenti. Certo, quello che sta succedendo ci allarma non poco, tutta la vicenda è incredibile».Gli avvocati coinvolti rischiano di essere sospesi dall’ordine, ma tutto dipenderà dal proseguimento delle indagini: «Non prenderemo provvedimenti definitivi nei confronti dei colleghi, almeno fino alla conclusione del processo penale – spiega Martelli – Faremo le nostre verifiche, seguiremo con attenzione lo sviluppo delle indagini e, in base alle decisioni dei magistrati competenti, vedremo se sospendere o meno i colleghi indagati. Per ora apriamo i provvedimenti disciplinari, e decideremo in base ad eventuali rinvii a giudizio o misure cautelari». Tutto è ancora aperto, quindi. L’unica sicurezza è che l’indagine esplosa ieri con la disposizione degli arresti domiciliari per il giudice di pace varesino non è stata frutto di improvvisazione. Da mesi la pm bresciana sta coordinando gli uomini della Questura di Varese, e la notizia che un’indagine del genere fosse in corso stava iniziando a trapelare. E la vicenda è tutt’altro che chiusa.

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