BUSTO ARSIZIO Helena Havelkova, parola di capitana.
Disse in estate: «Chiedo garanzie tecniche e resto, rinunciando a ingaggi maggiori».
Nei risultati c’è il mio obiettivo, vale tanto: ho lavorato cinque anni per lo scudetto, abbiamo aggiunto Cev e Coppa Italia.
Percorso chiuso?
La certezza è una: l’anno prossimo giocherò in una squadra che mi farà crescere, in un campionato forte e con un allenatore bravo. Non so se sarà Busto: ma, ancora una volta, la scelta non dipenderà dai soldi.
Era l’identikit della Yama.
No. Purtroppo per l’Italia, l’A1 non è l’unico campionato forte com’era fino a tre anni fa. L’equilibrio si sta spostando verso altri Paesi. Il sogno italiano rimane, perché resta il posto dove si impara di più. Però ho 24 anni, sono qui da cinque, devo vedere tante cose. La mia sarà anche una squadra dove non starò male. Lasciare la Yama, se sarà, è lasciare il paradiso: non posso finire a soffrire.
L’amore con Facundo Conte influirà?
Vogliamo stare il più possibile vicini. È una delle tante cose importanti
per il futuro. Non ho niente da nascondere, tutti mi devono capire: a Busto sto benissimo ma non posso restarci a vita. Andassi via adesso o tra due anni, nulla cancellerà il paradiso.
Qualcosa un po’ più indimenticabile del resto?
La Coppa Italia, per la pallavolo mostrata: impeccabile in tutti i sensi. Certo, anche i playoff, ma a causa della stanchezza non abbiamo mai potuto andare a tutta. La miglior Yama era quella di gennaio.
Stagione brevissima: quando avete capito che nulla era impossibile?
Era stato fatto un grandissimo lavoro, si vedeva che potevamo vincere: giocatrici giovani, di grande talento e già con la giusta esperienza. Ci siamo unite subito, è nato un gruppo che penso non ritroverò più. Nessuna aveva mai vinto, tranne me e Leonardi la Cev: l’obiettivo comune
ha portato voglia di lavorare e nessuna che spaccasse in spogliatoio.
La sfortuna ci ha visto bene.
Ho cercato di dare tutto da fuori, se non potevo in campo: responsabilità di capitana.
A ogni punto di Meijners voleva andare in campo ad abbracciarla.
Sono orgogliosa di Flo, non era facile entrare al mio posto e fare quello che ho fatto io tutto l’anno. La mia sfortuna le ha permesso di mostrare il suo valore: può essere titolare, ma io lo sapevo già.
Helena avrebbe sostituito Helena in gara5?
Non ero io in nessuna delle finali, ma almeno in seconda linea riuscivo a essere utile: sono contenta che Carlo non mi abbia mai tolto, ma domenica ho detto subito «nessun problema, non mi offendo». Cinque anni fa, se mi avessero detto che sarei stata decisiva in ricezione e difesa, avrei riso: altro obiettivo raggiunto.
Ritroverà Parisi in nazionale.
Avanti verso un altro sogno. Ah, ne approfitto per salutare i tifosi, stupendi: il PalaYamamay difficilmente ci sarà altrove.
Samuele Giardina
s.affolti
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