ISTANBUL Non entrate in quella scuola. E non usciteci, c’è chi lo fa. Però alle 18 aguzzate l’ingegno: da quell’ora, le 19 locali, la Yamamay disputa l’andata della finale di Coppa Cev con il Galatasaray.
Si gioca al Burhan Felek Voleybol Salonu, spettacolare centro di gravità della federazione turca, nel 2011 casa delle finali Champions: è nell’Istanbul asiatica a est del Bosforo, a qualche anno luce di traffico da Santa Sofia e Moschea Blu. C’è la diretta internet sul sito Laola1.tv e potrebbe esserci Sportitalia: si saprà in extremis, stanno trattando i diritti.
Il Galatasaray è un’istituzione lunga dal 1905 a oggi. È un liceo, un’università che cura 18 discipline sportive, crescendo tanta parte della classe dirigente: «Le radici arrivano dai sultani, l’hanno ideata loro per i figli». Lo racconta Loreta durante l’attacco fallito all’alma mater, il suo ragazzo ha
studiato lì. Nel Galatasaray della pallavolo c’è sua maestà Lo Bianco, Leo esce mentre la Yama entra: «Sto seguendo la cavalcata di Busto, tanti complimenti. E che pubblico! Se c’è una cosa che mi manca dell’Italia è proprio la gente nei palazzetti». Intanto ha rinnovato il contratto.
Nel team giallorosso, allenato dal noto Nesic, oltre a Leo vola la maestosa cubana Calderon. Voce di Mariela Codaro: «Si appoggiano tanto sul suo gioco, ma molto dipenderà dalla qualità della ricezione. Lo Bianco palla in mano fa male, anche se il roster non è di grandi nomi». Intanto, nelle edicole, i giornali benedicono con stile il Fenerbahçe campione d’Europa. A passeggio s’incontrano sciarpe giallonere: Fenerbahçe significa giardino di luce, Galatasaray, semplicemente, palazzo di Galata. Il derby è caldissimo.
Galata è un quartiere della zona ovest, quella europea, sta a nord dell’istmo su cui sorge la città vecchia. È una collina con salite sky-race dominata dall’omonima torre, da cui il panorama spazia sui 17 milioni d’abitanti d’una megalopoli che è poesia e gancio tra culture. Collina dai fumi caldi di kebab e venti gelidi. È l’area dello struscio sull’Istiklal Avenue, all’incrocio con Yeni Carsi Caddesy c’è il liceo-univesità del Galatasaray.
Andiamo a vedere che faccia ha: due chiacchiere, quattro foto al museo. Niet: «Giornalisti italiani? Non si può!». Cerca l’azione diplomatica un ragazzo sui 16 anni, parla inglese meglio del turco: «Volete vedere qualche responsabile dello sport?». Ma il gendarme è di marmo. Museo? Chiuso solo il lunedì: uffa. Infastidisce non poter accarezzare il legato culturale d’un pezzo d’urbe. Prosegue l’ambasciatore mancato: «Senso di appartenenza. Dovremmo fare otto anni compresa l’università, ma molti di noi ne perdono volontariamente uno per stare di più». Il fare da futura classe dirigente ce l’ha.
Al palazzetto è in corso l’allenamento: nelle titolari c’è Dall’Ora e non Havelkova. La capitana prova i colpi ma non forza al 100%. Uscita dal campo: «Ciao…», suono rauco di chi vivrà ai margini la quarta gara filata. Michele Forte scruta l’orizzonte: «Valuteremo». Clima sorriso, comunque, con Parisi quasi gigionesco. Non pare nemmeno lui. Forza Yama e stop, parte la rincorsa alla seconda Cev.
Postilla: per il ritorno di sabato a Busto pare ci saranno sul serio 400 turchi dall’Europa occidentale, e c’è la sicurezza (timbrata dalle cifre) che più di mezzo palasport è già occupato. La prevendita prosegue sul sito volleybusto.com.
Samuele Giardina
s.affolti
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