BAKU La 30ª edizione della prestigiosa Coppa Cev, la seconda competizione europea per club, va alla nostra Yamamay, vincente 3-1 sulla Stella Rossa Belgrado dopo una gara letteralmente dai due volti. Tutto serbo l’inizio, completamente italiana la prosecuzione e, soprattutto, la fine. Con questo successo la Futura Volley alza il primo trofeo della sua vita, prossima alle dieci candeline fra meno di un mese, e pareggia i conti territoriali con la fu Ecoclear Sumirago, trionfatrice nel 1995.Bando alle ciance, torniamo all’oggi di una vittoria non scontata, nonostante i parziali e lo svolgimento di terzo e quarto set possano suggerire il contrario. Da confuso a Confucio, dal casino alla sapienza, da una Stella Rossa dominante all’esatto contrario, partendo dall’assunto di due circoletti rossi: Fernandinha, sabato strepitosa in semifinale con il Rabita, sul 12-10 del secondo set difende un attacco e si fa male, ma tanto, al collo. Esce in barella e, al suo posto, da lì alla fine gioca Mi Na Kim.Il secondo, le difficoltà di De Luca in ricezione, pure lei gagliarda in semifinale, costringono Parisi a inserire Valeriano alla ricerca della quadra: mossa giusta ma rischiosa, perché così facendo il peso dell’attacco dai lati va tutto su Turlea e Havelkova. Svolgimento dei punti A e B: Kim, figlia
del più forte palleggiatore ogni tempo e l’anno scorso in B1, gioca la partita della vita con una personalità spaventosa. Unendo a una distribuzione precisa e assennata, difese da capogiro. Valeriano aggiusta la ricezione e non affonda in prima linea, Turlea e Havelkova partoriscono bambini con i baffi. Altro aspetto: Busto, sempre dal secondo, mette le mani sugli attacchi serbi, toccando molto di quanto sorvola la rete. Oltre alla ricezione, l’altra strada da percorrere per togliere sicurezze alle bimbe terribili di Belgrado.Essere un gruppo di ventenni fatto in casa ha i suoi pregi ma, se dall’altra parte con l’esperienza ti piazzano un granello alla volta negli ingranaggi, i pregi diventano difetti: leggi crollo del mercato azionario della fiducia. Comunque, giù il cappello per la Stella Rossa. Impossibile non innamorarsi di Veljkovic, 19 anni di grinta e spettacolo, centrale vecchio stampo di quelle che attaccano qualsiasi cosa, pure ad altezze siderali, e murano forte. Zivkovic, palleggiatrice classe ’88, finché viaggia libera fa paura, un po’ come l’opposto Nesovic, nata nel 1988. Idem per le bande Blagojevic (’88) e Rakic (’87), potenza e precisione. Brava Yama, dal 18-15 Stella Rossa del secondo set l’affare è stato risolto come solo una grande squadra può. Sommando la prova con il Rabita di sabato, grandissima.
e.romano
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