Yara/ A funerali lacrime dopo gli aneddoti sulla sua vita

Brembate Sopra, 28 mag. (TMNews) – Quante lacrime ai funerali di Yara Gambirasio, quando i genitori hanno fatto leggere un messaggio contenente alcuni aneddoti di vita della figlia, “uno scricciolo pieno d’amore e disponibilità”. Come quando Yara ha rinunciato alla sua festa di compleanno per partecipare ad un evento sportivo che vedeva il fratellino Natan protagonista, dicendo “non c’è problema, taglierò la torta al parco, vicino a Natan”. O quando si fermava per strada per aiutare una donna anziana in difficoltà ad attraversare: un ricordo che la stessa pensionata ha trasmesso alla famiglia, in lacrime, negli ultimi giorni.

“Guarda Yara, guardati attorno, quanti cuori hai toccato”, hanno scritto i genitori. E’ seguito un lungo applauso, sotto un cielo terso sbucato da una notte di burrasca sulla Lombardia e la Bergamasca. Lacrime e occhi di quattromila persone puntati sulla bara bianca, visibile attraverso il maxi schermo installato fuori dalla palestra di Brembate Sopra, che ospitava tra le 400 persone i parenti più cari, i genitori, le istituzioni, le forze dell’ordine, il sindaco di Bergamo, Franco Tentorio. “Ora che hanno ritrovato la mia bambina sono più serena, perché ora so dov’è”, ha detto la mamma di Yara al parroco, come lo stesso don Corinno Scotti ha riferito nella sua omelia.

Il giorno delle lacrime, del cordoglio, in cui tanti, anche il vescovo di Bergamo Francesco Beschi, hanno pensato all’assassino, a quell’uomo senza volto e senza nome che ha scagliato il suo male contro Yara Gambirasio. “Non è facile trovare ristoro – ha detto monsignor Beschi – Sappiamo bene che oggi il peso non è dato solo dalla morte. Non dimenticheremo mai, questa morte ci dice come si può essere sconfitti, quanto il peso non basti mai. Su Yara si è accanito il male, non è solo morta. E il male non è una forza oscura. Quanti di noi vorrebbero incontrare i vostri sguardi, gli sguardi di chi vive nell’oscurità. Vorremmo dire a quei vinti di uscire dall’oscurità”. “Oscurità”: lì c’è l’assassino. E il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è andato in parallelo a quello del vescovo: “Auspico che sia fatta luce” ha scritto Napolitano parlando di un “orrendo delitto”.

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