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VARESE Pubblicati senza veli anche gli onorevoli redditi dei varesini in trasferta nelle aule del parlamento romano. Il paperone di casa nostra è il leghista bustocco Marco Reguzzoni, seduto alla Camera, che ha dichiarato al fisco 495.786 euro di reddito imponibile relativo al periodo di imposta del 2008. Con quella cifra si aggiudica senza colpo ferire il primato assoluto tra tutti i parlamentari del Carroccio, varesini e non, nonché il trentunesimo posto assoluto nella lista trasversale di quelli che hanno guadagnato di più, sempre nel 2008, tra i 952 seduti alla Camera o al Senato.
Il più “povero”, ferme restando le virgolette, è l'onorevole Daniele Marantelli eletto tra le fila del Pd e anche lui appostato alla Camera: nella sua dichiarazione Irpef c'erano 124.895 euro di imponibile. Per restare dalle parti di Montecitorio, è schierato sullo stesso livello reddituale il terzetto dei nostri rappresentanti per la Lega Nord che si sono piazzati in fila uno dietro l'altro. Il reddito più alto dopo quello di Reguzzoni appartiene al Senatur, 156.405 euro imponibili, seguito a ruota da Roberto Maroni con 156.064 euro dichiarati e da Giancarlo Giorgetti, 151.212 euro per il fisco.
Trasferendosi a Palazzo Madama il reddito medio decresce, ma non per i varesini che continuano a cavarsela egregiamente. Il più pagato della nostra rappresentanza al Senato è Antonio Tomassini, unico parlamentare di Varese per il Pdl, che ha dichiarato 226.564 euro di imponibile. A seguire i due leghisti Fabio Rizzi, 165.231 euro, e Giuseppe Leoni, 159.364 euro. «Ho diverse aziende e un'attività imprenditoriale per conto mio – spiega Marco Reguzzoni – non c'è niente di nascosto. Tra l'altro pochi l'hanno notato ma questi redditi sono relativi soltanto a sette mesi perché siamo stati eletti nel 2008». Eppure i suoi l'anno prossimo, quindi per il 2009, saranno “più che dimezzati”: «Ho scelto di fare il parlamentare e cerco di farlo a tempo pieno, il fatto è che non riesco più a seguire l'azienda. Credo comunque che avere un lavoro per un politico sia un punto di forza e non un demerito, significa avere una garanzia di libertà e non essere legati alla poltrona per vivere».
Per quanto lo riguarda comunque non è contrario alla pubblicazione di questi dati. Almeno non a priori. «Ci vorrebbe solo un po' più di chiarezza nel momento in cui si mettono in pubblico delle tabelle», spiega il deputato, soprattutto conoscendo la diffusa ostilità alla lettura degli articoli per intero e la predilezione per grafici e titoli che in definitiva possono mandare messaggi fuorvianti.
«Non sono povero e non mi sento tale rispetto ai colleghi – assicura Daniele Marantelli – di certo però sono tra i pochi che non vanno in giro con l'autista. Se prendo meno degli altri evidentemente è giusto che sia così». Lui a differenza del leghista Reguzzoni ha lasciato del tutto il lavoro. «Non credo sia possibile fare una cosa e l'altra, e visto che ci siamo impegnati quando siamo stati eletti mi pare d'obbligo che la priorità vada al parlamento. La differenza di retribuzione tra chi non lavora al di fuori della politica sta tutta negli incarichi, è chiaro che essendo in minoranza i parlamentari del Pd ne hanno di meno».
Francesca Manfredi
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