Fontana fa come Alemanno “Io quel casello lo sfascio”

VARESE «Vado io a sfasciare il casello». Alla faccia del leghista moderato quale è stato definito in qualche caso, il sindaco Varesino Attilio Fontana ha tutt’altra intenzione che abbassare i toni della polemica contro il Governo e le forze politiche che fino a nuovi ordini ne fanno parte sulla barriera autostradale di Gallarate, rincarata per l’ennesima volta di 10 centesimi. E pur da rinomato avvocato qual è, stavolta non ha deciso di passare per le vie legali. «Non provino nemmeno a darmi del becero leghista», avverte Fontana, «perché utilizzerò esattamente lo stesso sistema che vuole utilizzare Alemanno. La differenza è che lui lo voleva fare contro un casello che non era ancora stato costruito, io contro uno che esiste da vent’anni». Diciannove per l’esattezza. E lo sanno bene i leghisti della prima ora, tra i quali tanti ancora “in ordine di servizio” ad alti e bassi livelli indistintamente. Nel lontano 1991, altra epoca e altro contesto politico (ma per certi versi non troppo distante dall’attuale), i militanti della Lega Lombarda con tanto di Bossi e Maroni in testa, avevano presidiato giorno e notte il luogo dove si sarebbe dovuta costruire la barriera, a Cavaria. Battaglia persa, a giudicare dai fatti. E forse è giunta l’ora di chiedere la rivincita. «Visto che noi insistendo e passando per le vie istituzionali non

abbiamo ottenuto niente, imparo dagli altri colleghi il modo migliore per affrontare i problemi. Chiederò ad Alemanno di essere presente quando andrò a sfasciare il casello, aspetterò che lui sia disponibile in modo che mi spieghi la tecnica». Anche se un primo tentativo di smantellamento, come ha ventilato il sindaco, è in fase di valutazione già per la prossima domenica quando un carosello di leghisti varesini e varesotti dovrà passare dalla barriera per raggiungere il raduno di Venezia. Una cosa dal punto di vista formale è certa: non si può pensare di ottenere l’annullamento del rincaro, ma solo l’abbattimento del casello. Lo ha ribadito il presidente della Provincia Dario Galli che con i legali sta stendendo il ricorso da presentare al Tar della Lombardia. «È puramente virtuale – spiega il presidente – perché sappiamo bene che non ci ascolterà nessuno, ma da lì in poi non ci saranno più scuse e sarà chiaro a tutti che a parità di condizioni di un certo tratto di strada, Varese deve pagare e tutti gli altri no». La contraddizione cui fa appello il documento infatti è proprio questa: «Il nostro, di fatto, è un raccordo perché l’autostrada dopo Gallarate arriva e si ferma a Varese, ma per i raccordi gli aumenti sono stati bloccati». Insomma, se rivincita dovrà essere, l’occasione è servita.Francesca Manfredi

s.bartolini

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