Quella paura dopo lo stupro: «Li denuncerò...domani»

Quella paura dopo lo stupro: «Li denuncerò...domani»

L’editoriale di Francesco Caielli

«Cammino... cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. I poliziotti...gente che entra, che esce... Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora... Sento le loro domande. Vedo le loro facce... i loro mezzi sorrisi... Penso e ci ripenso... Poi mi decido... Torno a casa... torno a casa... Li denuncerò...domani».

Termina così il monologo “Stupro”, un pugno nello stomaco recitato e vissuto da Franca Rame: un pezzo di teatro e di vita che tutti - gli uomini, le donne, gli adolescenti, le adolescenti - dovrebbero vedere e ascoltare. Termina così lasciando il palcoscenico nel buio e nel silenzio. Termina così, con quella frase: «Li denuncerò...domani».

E quella frase torna, insistente, fastidiosa, cattiva: torna oggi che vengono a galla i particolari dell’interrogatorio a cui sono state sottoposte le ragazze americane che hanno denunciato di essere state stuprate da due carabinieri. Torna, quella frase: «Li denuncerò...domani». Che risponde a chi ancora si domanda perché una donna faccia così fatica a denunciare una violenza, perché ci metta tanto, perché “si sveglia solo ora”. Forse, il motivo è questo: perché ha paura di essere stuprata un’altra volta.

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