La storica azienda di Gallarate licenzia tutti. E i dipendenti picchettano la sede
Il presidio dei sindacati ieri mattina in via Torino

La storica azienda di Gallarate licenzia tutti. E i dipendenti picchettano la sede

L’impresa Bossi & Figli in crisi. I sindacati: «Dove sono finite le buone prospettive?»

GALLARATE - La storica impresa gallaratese Oreste Bossi & Figli, torna a far parlare di sé. Nel 2011 era un’azienda edile in crescita che, guardando oltre i confini della provincia, combatteva la crisi. Oggi, a 6 anni di distanza, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà i 32 dipendenti.

Una decisone che ha messo sul piede di guerra i sindacati i quali, nella mattinata di ieri, hanno organizzato un presidio davanti alla sede in via Torino. «Siamo in uno stato di agitazione permanente» dichiara Stefano Rizzi, responsabile di zona della Fillea Cgil di Varese. Già due anni fa, con i ritardi nei pagamenti, erano emersi i primi segnali di crisi: «I dirigenti - afferma Rizzi - ci avevano assicurato che l’impresa aveva delle difficoltà ma che la cantieristica, in essere e futura, offriva buone prospettive».

Così non è stato e, nonostante gli sforzi e il ricorso agli ammortizzatori sociali non si sono ottenuti i risultati sperati. Ai primi di agosto la dirigenza ha convocato i rappresentati dei lavoratori. «Ci hanno spiegato - spiega Rizzo - che a seguito di una verifica esterna, è stato evidenziato un dissesto di qualche milione di euro e per questo si sarebbe avviato un procedimento per “cessata attività”». Era l’8 di agosto quando «i vertici - interviene Emanuele Russo, funzionario sindacale di Feneal alto Lombardia - hanno chiesto agli operai di lavorare ad agosto sui cantieri mentre loro avrebbero sistemato i pagamenti».

Già perchè, ad oggi, i dipendenti non hanno percepito parte della mensilità di luglio e quella di agosto, «a cui si aggiunge - precisa Russo - il non versamento dei contributi (Inps ed Inail) e del Durc dal mese di aprile».

Nonostante tutto, i lavori in via Procaccini a Milano, in via Cosenz a Rho e a Casorate sono andati avanti. «I lavoratori ci hanno messo i soldi di tasca loro e rinunciando alle ferie - evidenzia Graziano Formentelli, operatore Filca - e ora si trovano in queste condizioni. Forse non è chiaro che, se chiude un’azienda storica si impoverisce il territorio». A settembre è arrivata la doccia fredda.

Che prospettiva hanno i dipendenti? «Il licenziamento entro fine ottobre e la forse la liquidazione - conclude Formentelli - e se il piano che verrà presentato non verrà ritenuto credibile, si passerà all’istanza di fallimento e, pur essendo creditori privilegiati, i lavoratori dovranno aspettare 3 anni (se tutto va bene) per ricevere quanto gli spetta».n


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