L’attico di cartone con vista mercato

L’attico di cartone con vista mercato

Clochard - Un uomo di origine magrebina vive da qualche mese in piazzale Kennedy in un giaciglio di fortuna

VARESE - In fondo a piazzale Kennedy, da un po’ di tempo a questa parte, ha fatto capolino una strana opera architettonica fatta di cartoni. Si tratta di un giaciglio, realizzato da un senzatetto di origini magrebine. La struttura è una sorta di “monolocale” con bagno esterno, realizzata interamente con materiale di riciclo: cartoni. L’uomo è conosciuto dai residenti della zona e dai frequentatori del parcheggio del piazzale.
«Lo avevo fotografato circa tre mesi fa che si fumava tranquillamente la sua sigaretta sdraiato sul suo materasso piazzato sotto la pensilina in fondo al piazzale, durante una giornata di mercato - spiega Mauro Gregori, consigliere comunale della Lista Galimberti - Al tempo il suo giaciglio era un open space nel senso che non c’erano ancora i muri di cartone». Ieri, giorno di mercato, l’uomo non era “in casa”.
Per alcuni cittadini, si tratterebbe di un personaggio a volte fastidioso e attaccabrighe. «Quando è ubriaco - spiega Andrea Plebani - è un po’ molesto e caccia le automobili che, a detta sua, lo infastidiscono».
Ai venditori ambulanti presenti con le proprie bancarelle nel piazzale, il magrebino pare non abbia mai creato alcun problema. «In effetti è da un po’ che vive nel piazzale - spiega Rodolfo Calzavara, presidente provinciale Fiva, federazione nazionale dei venditori ambulanti - E a noi non ha mai creato problemi: è sempre stato abbastanza schivo».
L’uomo sembra aver trovato una sua dimensione all’interno del “microcosmo” del piazzale. Quella del magrebino di piazzale Kennedy è una vita di solitudine, immersa nella folla. Una vita comune ai tanti indigenti presenti in città.
Qualcuno li chiama clochard, altri barboni anche se sarebbe un termine da scartare perché è politicamente e più umanamente corretto usare senzatetto. Qualunque termine si voglia usare, oggi ci sono parecchie persone in precarie condizioni di vivibilità, quelli che non trovano di meglio che un cartone per ripararsi dalle intemperie durante il riposo notturno su una panchina o sotto i portici.
«Una delle cose su cui la nuova amministrazione dovrà lavorare - spiega Gregori - è quella di realizzare un dormitorio permanente, non solo stagionale come quello gestito dagli Angeli Urbani. Parlando con gli ospiti del dormitorio della stazione delle FS è emerso che il locale non è idoneo e sono costretti a vivere quasi al limite della decenza.
Se si vuole che il problema dei senzatetto in città non diventi un’emergenza, è necessaria una struttura che consenta una permanenza dignitosa, costante e accolga anche le donne».

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