Le sfumature di Tozzo incantano il Castello

Le sfumature di Tozzo incantano il Castello

Le opere del poliedrico artista varesino che capovolge la realtà per poterla osservare meglio

Inaugurata sabato, al Castello di Masnago, “Evoluzioni musive”, la mostra di Ivan Tozzo (aperta fino al 30 agosto 2017), a cura di Emanuela Rindi e dedicata al mosaico e all’illustrazione.

Si tratta di una nuova personale di Ivan Tozzo, artista poliedrico e creativo che ha affinato le proprie competenze tecniche, dopo il Liceo Artistico di Varese, seguendo i corsi alla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, in Fiuli. L’autore, che si è guadagnato sul campo e in più occasioni il “Premio del Pubblico” alla Mostra dell’Artigianato Artistico varesino, ha uno stile particolarissimo, ama realizzare opere bidimensionali e tridimensionali di grande formato, prevalentemente astratte, impiegando sia tessere musive sia materiali di recupero. Il fascino delle sue composizioni è ancestrale, fatto di simbologie complesse raccontate attraverso dettagli minuti, come fili intrecciati e pietre, giustapposte al centimetro, in una ricontestualizzazione insolita, straniante eppure armoniosa, di piccoli utensili come viti, bulloni, chiodi, scampoli di tessuto, frammenti di carta stampata, tubetti di colore.

Oggetti di recupero che riacquistano nuova vita, attraverso la composizione di Tozzo che li rintraccia tra gli scarti della produzione industriale oppure cercati e in discarica. La poetica di Ivan Tozzo ha «un’impronta fortemente concettuale – spiega la curatrice - porta a riflettere sulla relazione tra il singolo e la collettività, in un’ottica che da funzionale diventa spirituale. Non è necessario utilizzare i toni accesi della denuncia per criticare la società, si può scegliere anche la via dell’ironia sottile, intelligente».

Il segreto sembra perdere l’ordine per ritrovare una nuova prospettiva: «Capovolgere l’ordine prestabilito tra le cose è un modo per osservare meglio le cose stesse, è un invito a non adeguarci ad una singola lettura, spesso imposta dal sistema e dalla consuetudine, ma a predisporre il nostro animo alla contemplazione di molteplici, possibili, punti di vista». Il mosaico è una tecnica antica rivista da Tozzo in chiave moderna. Da dove nasce l’idea? «L’idea di realizzare mosaici impiegando materiali di varia natura nasce dal desiderio di spogliare la tessera della sua fissità, sostituendola con qualcosa che ha avuto una funzionalità, uno scopo, e che ora si appresta a rinascere assumendo una valenza nuova, di natura estetica. Questo rapporto libero e dinamico tra gli oggetti in quanto segni e i loro significati si traduce in una dinamicità che è anche fisica, visiva: superfici dalle trame irregolari, accese da colori intensi o modulate da delicati trapassi tonali, texture capaci di creare suggestioni e di suscitare un forte impatto emozionale».

Il risultato artistico è frutto di un percorso intenso e impegnativo: «C’è uno studio notevole dietro ad un’immagine nata dall’accostamento di centinaia, migliaia di minuscoli tasselli; il lavoro del mosaicista chiede perizia, precisione, pazienza. Il ritmo è fondamentale, quindi bisogna individuare gli accenti, i toni e gli elementi dominanti, e le pause, i vuoti».

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