VARESE (f.man) Sfida persa, ma beneficenza fatta, e adesso offrirà da bere a chi aveva scommesso su di lui. Era «pronto ad affrontare qualsiasi cosa» il varesino Massimo Camponeschi, l’ultramaratoneta che il 4 dicembre scorso si è cimentato nei 150 chilometri di Boavista, sull’isola di Capo Verde. Ma non ce l’ha fatta. Si è fermato a 58 chilometri dallo start e ha rinunciato all’impresa. La ragione, presto detta: «problemi intestinali», conferma lui stesso.
«Prima o poi – racconta – si trova sempre qualcuno più grosso di noi. Mi sveglio il venerdì mattina e mi scontro con problemi intestinali. Una disgrazia. Cerco di correre ai ripari e sembra che la situazione sia rimediata». Purtroppo per lui, non era così. Il sabato mattina, giorno della partenza, scopre che alcuni dei 43 partecipanti avevano il suo stesso problema. In 5 rinunciano. Lui però non demorde e parte, lentamente, come da programma; dalla sua parte anche il meteo, con il cielo coperto e il sole che non batteva sulla sabbia bel deserto. Tutto bene ai primi 2 check point, ma passato il quindicesimo chilometro arriva «l’inizio della fine». I dolori intestinali ricominciano, stringe i denti fino al diciottesimo, poi anche le gambe lo abbandonano. Nel frattempo i compagni di corsa lo avevano abbandonato, vuoi per lo stesso problema, vuoi perché invece erano in forma e dovevano fare la loro gara. Al sesto check point «i dolori di stomaco sono sfociati in un poderoso rutto davanti alla dottoressa la quale mi dice: “tu così non vai avanti”», racconta il runner. «L’idea di mollare era per me impensabile, ma quel barbaro dell’organizzatore mi ha fatto un ragionamento che più o meno suonava così: “il vero uomo agisce di istinto e va avanti, chi pensa non è un vero uomo”». Confermato e anzi rinnovato l’invito alla serata prenatalizia del 23 dicembre all’oratorio di Casbeno, dove dalle 21 in avanti offrirà da bere a tutti ed esporrà le foto di questa e delle altre imprese sostenute.
e.marletta
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