Pro, è il terzo tempo quello che fa la differenza

Se i due tempi sul campo non sono stati da archivio, il “terzo tempo” ha fatto impennare l’incontro fra la Sacilese e la Pro Patria. Bello quanto inaspettato. Intenso nella sua semplicità. Tutti assieme i giocatori di casa e quelli biancoblù attorno ad un tavolata di chiacchere, frittelle, del buon salame e naturalmente quel vino corposo friulano che fa subito scattare l’allegria.Un plauso alla società biancorossa ed al suo presidente per un momento apparso a noi singolare, ma che rientra nella normalità per la gente di quel posto. Una bella lezione di sport e di come lo si deve interpretare. Un modello da esportare su tutti i campi che dovrebbe conoscere, prima di tutti, il presidente Mario Macalli: molto attento

a frequentare i palazzi e poco i campi di gioco, men che meno quelli di una provincia di periferia. Fa “in” essere seduto su una comoda poltroncina dello stadio Olimpico di Roma quando gioca la Nazionale oppure essere al seguito della comitiva azzurra durante i campionati del mondo. Però ci piacerebbe che Macalli elevasse alla cronaca nazionale chi ha dentro la cultura dello sport facendo del gioco del calcio una questione sociale che coinvolge un’intera cittadina e la cortesia della sua gente.A Sacile si è scritta una bella pagina di calcio. Quello vero. Lontano dalle tensioni e dalle urla smodate. Un calcio sobrio, ma ricco di valori che ci hanno accompagnato lungo il viaggio di ritorno. Un calcio che dà speranza.

m.lualdi

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