VARESE Tasse locali, ogni varesino paga 360 euro al Comune. A tanto ammonta la cifra che in media ogni anno il residente paga all’ente locale, sommando le varie voci di entrata, secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre che ha analizzato la pressione tributaria locale sulle tasche dei cittadini. 77 euro all’anno vanno invece alla Provincia, e 1.162 euro finiscono nelle casse della Regione Lombardia. «Questa indagine dice che adesso abbiamo veramente toccato il fondo», ha commentato il sindaco varesino Attilio Fontana leggendo i risultati dell’analisi. La cifra media che ne emerge è ricavata dalle entrate versate al Comune, alla Provincia e alla Regione, divise per la popolazione residente. Per i varesini è risultata complessivamente molto elevata, la diciottesima a livello nazionale con 1599 euro all’anno pro capite, come del resto elevata è risultata per quasi tutti i capoluoghi lombardi: dopo il Lazio, la Lombardia è la Regione con la più alta pressione tributaria della penisola. Per contro, tra i 12 comuni capoluogo lombardi Varese è il meno oneroso in cui vivere in termini di tassazione comunale. Non ne è stupito Fontana, che la legge come ennesima dimostrazione del sostanziale sbilanciamento dei tagli disposti dal Governo. «Fino a ieri non conoscevo quest’ultimo dato ma credo sia significativo da ricordare anche in consiglio comunale, e lo ricorderò, a tutti quelli che dicono che dobbiamo ridurre i costi». Inoltre, è una conferma ulteriore di quello che lo stesso sindaco va ripetendo da mesi: «Rende ancora più evidente la necessità urgente di riequilibrare i tagli tra Stato ed enti locali. Qui siamo sempre alle solite, in questo paese chi è più bravo viene penalizzato e paga anche per chi spreca. Vedremo di far capire a chi di
dovere che a pagare non possono essere sempre i Comuni e più precisamente i Comuni del Nord. Il discorso che faccio io è solo e soltanto uno: andiamo a tagliare gli sprechi veri». Anche perché di sprechi a livello comunale, sottolinea Fontana, per quanto riguarda Varese non ce ne sono stati del tutto. Al contrario, «quel poco che spendiamo», per il sindaco, «lo spendiamo bene. Credo che nessuno possa negarlo. Varese riesce a dare una qualità dei servizi eccellente nonostante i costi che gravano sui cittadini siano molto limitati». Guardandoli nel dettaglio peraltro ci sono voci non modificabili né al rialzo né al ribasso dal Comune stesso. La tassa per i rifiuti ad esempio, per cui «tanto incassiamo e tanto spendiamo», spiega il sindaco, precisando se mai che «meno spendiamo e più siamo efficienti»; per le altre tariffe, a partire dall’acqua, «abbiamo le più economiche del paese», mentre in tema di Irpef «siamo vicini alla metà» tra minimo e massimo. Sull’ici per la prima casa infine non ci abbiamo fatto un affare, ma questa volta non per colpa di Roma: quando è stata abolita era al minimo, mentre se fosse stata più alta adesso avremmo avuto più trasferimenti. Un dato positivo a questo proposito è che il decreto Milleproroghe ha redistribuito il residuo di 330 milioni rimborsando anche l’intero ammontare per Varese. Non basta però a giustificare quello che sta succedendo, per il sindaco, che lo ripete: «Bisogna dire basta una volta per tutte, così non si va avanti. L’ho sempre detto pubblicamente, lo sanno tutti e non ho dubbi: non si può tirare la corda più di tanto e lo stato in cui si trovano i comuni è veramente una cosa indegna».Francesca Manfredi
s.bartolini
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