A Varese spesa meno cara Ma per chi ci vive è un salasso

A Varese spesa meno cara Ma per chi ci vive è un salasso

VARESE A Varese la spesa è conveniente? Così dicono i rilievi del Sole 24 Ore, ma al portafoglio dei varesini non risulta. La città giardino si colloca nella seconda metà della classifica stilata dal quotidiano economico di Confindustria, piazzandosi al 36° posto tra i sessanta capoluoghi di provincia presi in considerazione dall’indagine e disposti in ordine di prezzo della spesa decrescente. Nella parte più alta, dunque più cara, si trovano quasi esclusivamente le città del Nord, con la sola eccezione di Roma al 20° posto. Scorrendo verso il baso compare qualche città del Centro, mentre sul fondo si trova concentrato l’estremo Sud: Bari, Napoli e Potenza chiudono l’elenco.3.468 euro. Tanto costa la spesa annuale della famiglia media di Varese considerando un paniere standard di 20 prodotti di base, che comprende acqua, pane, latte, carne, uova, grana, olio, surgelati vari e fino a caffè, yogurt e cioccolato. Eppure il prezzo è calato, e non di poco. I prezzi registrati nel 2009 facevano arrivare lo stesso dato a quota 3.623 euro, cioè ben 245 euro in meno e nonostante l’inflazione raddoppiata. Varese tuttavia risulta oggi meno economica non solo della vicina Como (soltanto 46esima con 3.369 euro), ma più conveniente rispetto al capoluogo lombardo (16esimo, 3.713 euro) che, al contrario, secondo i consumatori dovrebbe risultare meno caro. Non fosse altro per una questione di concorrenza più accesa tra le catene di supermercati. I varesini, però, sentono il peso del “caro-carrello”. «E non mi stupisce che Varese sia percepita come una città cara», commenta Barbara Cirivello per il Movimento Consumatori, «mi stupisce invece che risulti meno cara di altre città che a noi risultano più economiche». Milano e Brescia, tanto

per citarne un paio, dove la spesa invece risulta costare di più. «Varese così come Como è sempre stata considerata una città di nicchia dal punto di vista dei prezzi al consumo, ma non solo per chi fa la spesa, costa di più anche andare a mangiare una pizza». Parlando dello scavalcamento di Varese su Como invece ai consumatori risultano «due città assolutamente equiparabili»: se anche ci fosse una differenza riscontrata non sarebbe qualcosa di particolarmente rilevante. «Comunque – riprende Cirivello – sono contenta almeno per i cittadini comaschi». Continua a riscuotere successo poi l’iniziativa di Sms consumatori: da qualunque telefonino basta mandare un messaggio al 47947 con il nome di un prodotto agroalimentare di base (ce ne sono 84) per avere il prezzo medio aggiornato e diviso per macroaree di Nord, Centro e Sud.Tornando al concredo, a chiedere quanto l’esborso per la spesa incida sulle proprie tasche, la risposta è quasi sempre «tanto». E i varesini, per rimediare vanno in cerca di strategie di risparmio più e meno originali. «Non siamo alla fame – dice Giuliana Bonifacio mentre scruta gli scaffali – e non ne faccio una malattia, però conosco i prezzi degli alimenti che usiamo di più e vado a prenderli dove costano meno». Ogni catena di supermercati e addirittura ogni punto vendita fanno prezzi diversi anche sulle stesse marche, rendendo un prodotto più o meno vantaggioso. «Sinceramente nei classici supermercati si spende più o meno lo stesso – dice Andrea Montalti – se scegli roba decente 60/70 euro bastano per una settimana per 2 persone al massimo. Io non mi lamento, ma se guadagnassi mille euro al mese forse sarebbe troppo caro».Francesca Manfredi

s.bartolini

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