Busto, don Isidoro Meschi profeta sull’allarme casa

BUSTO ARSIZIO «L’abitazione non è ancora un diritto scontato. Non da oggi l’edilizia è uno dei punti dolenti nelle vicende economiche e nelle questioni sociali. Le attuali difficoltà sottolineano la delicatezza di una politica per la casa». Così scriveva il 5 marzo 1978 don Isidoro Meschi sul settimanale “Luce”. E proseguiva: «La situazione appare grave».A distanza di 30 anni la questione resta grave. Luca Di Mattei di Ali d’Aquila: «Colpisce la capacità profetica di don Isidoro che sapeva intravedere, già 30 anni orsono, alcuni dei gravi problemi che caratterizzano la nostra società attuale. Come poi non notare che proprio il problema della casa che lui individua come centrale nella società sia, oggi, uno delle concause e insieme una grave conseguenza della crisi internazionale che ci colpisce». Che cos’è cambiato? «Sentivo che per ogni nuovo nato in Italia si costruiscono circa 30 nuovi vani abitativi… ma l’ingiustizia rimane e, anzi, la sua sfacciataggine colpisce ancor di più

le nostre coscienze. Si può sottolineare la saggezza della risposta invocata da don Isidoro: non può che essere sociale e solidale. Se l’individualismo ci rinchiude sempre di più nelle nostre rassicuranti abitazioni, i bisogni che una società complessa come la nostra ci pone dinanzi, non possono che avere risposte comuni. Credo che nella “Busto ai tempi della crisi” si debbano ricercare e incoraggiare i segni di una rinascita sociale e morale che dia speranza a chi, nel terzo millennio, ancora “non ha dove posare il capo”».Secondo don Giuseppe Alloisio, parroco di Sant’Anna «oggi il problema della casa è ancora più grave. Con un paradosso: di case in Italia ce ne sono tantissime, molto più di quanto servano, ma milioni di appartamenti sono vuoti». Gli interrogativi di don Lolo sono ancora aperti.Intanto ieri sono iniziate le celebrazioni con il concerto della Pro Busto. Oggi rimarrà aperta la Marco Riva.Brigida Rangoneoggi una pagina sul giornale tra riflessioni e omaggi

m.lualdi

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