La settimana del made in vede Busto ancora pioniera

BUSTO ARSIZIO Trionfalisti no: signori, c’è la crisi. Ma anche – e forse proprio – per questo il made in Italy sarà orgoglioso di finire in vetrina. Di  più, di finire in ogni angolo produttivo di Busto Arsizio, dall’industria al commercio, fino ad arrivare alle piazze. E sarà contagioso, perché la Manchester d’Italia – che non ha la minima voglia di vedersi trattare da ex – farà scuola: la settimana del made in Italy sarà esportata infatti in altre zone del Paese, in particolare nei distretti provati sì dalla recessione ma sempre grintosi nel segno del tessile.Sarà una festa, quella che verrà lanciata in aprile nel Varesotto? Sì – sostiene Roberto Belloli, portavoce dei Contadini del tessile, che ha lavorato con il Comune di Busto alla realizzazione dell’evento, a partire dall’assessore Franco Castiglioni – perché c’è ancora di cui sorridere, c’è ancora molto da celebrare. Ma non per rinchiudersi in una fierezza sterile, lo scopo è promuovere e portare avanti una battaglia. Un modo di trascinare tra i cittadini quella lotta intrapresa attraverso la legge Reguzzoni-Versace, diventata realtà in tempo record e poi frenata nelle sue conseguenze concrete dall’Unione europea.L'”edificio” per cui sono al lavoro gli imprenditori varesini e non solo è la Settimana del Made in Italy dall’11 al

17 aprile che – precisano – «si articola in diversi momenti di valorizzazione delle realtà manifatturiere e artigianali coinvolte. Allora avanti con i convegni, perché è giusto che il mondo dell’economia e delle istituzioni si confrontino sulle iniziative più opportune per rafforzare il made in Italy. Dagli slogan bisogna passare ai fatti concreti. Cosa che a Busto è accaduta ad esempio con l’ordinanza contro i prodotti nocivi, adottata poi anche a Biella.Ci saranno poi stand, per far conoscere i distretti e le loro peculiarità. Saranno posti probabilmente in una tensostruttura al centro, per andare al cuore dei cittadini. Ma anche i negozi nel Distretto del commercio – altra realtà strategica nata dalla mobilitazione bustocca – metteranno in mostra prodotti rigorosamente italiani. E naturalmente la comunicazione giocherà un ruolo decisivo.Il fatto è proprio questo: bisogna spiegare ai cittadini, ai consumatori quando un prodotto è davvero made in Italy: che siano cibi o capi d’abbigliamento, bisogna saperli riconoscere.Si sta lavorando sul logo e sul materiale necessario per una informazione a tappeto, anche grazie ad Alchimiaeventi, nonché sulle realtà da coinvolgere. Ministero, Regione, Confindustria, ma anche partner privati: tutti insieme per mostrare che acquistare made in Italy in modo trasparente si può.Busto inizia, ma – come ha preannunciato Belloli – altri dovranno seguire.Marilena Lualdi

m.lualdi

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