Beh, vabbè. Concedete la licenza “poetica” perché per una tarantiniana come me sapere che Mr. Blonde in persona arriverà in città è un’emozione. Quentin, i suoi film e i suoi personaggi sono così: fatti per essere amati allo spasmo o odiati fino al fastidio. Il viso un po’ stropicciata di Michael Madsen ha sempre calzato perfettamente nei ruoli «da folle» (ipse dixit) che il cineasta californiano gli ha cucito addosso. E Michael forse mi ha sempre fatto sognare per quel suo essere un po’ un maledetto James Dean e un po’ un elegante Steve McQueen, tutto nella stessa faccia. Di certo è un attore a 360 gradi e non solo un hollywoodiano capace solo di ruoli sanguinolenti: basti ricordare che, dopo «Le Iene», spiccò anche in film da bollino superverde come Free Willy 1 e 2.Di fronte a cotanta emozione ci piace pensare di poter perfino lanciare un appello
accorato a Tarantino, chiedendogli di rinnegare la decisione presa l’estate scorsa di abbandonare definitivamente (termine alquanto poco affiancabile al regista) il progetto «Vega brothers»: sì perché Mr. Blonde – Vic Vega nella filmografia tarantiniana altri non è che il fratello di Vincent Vega – John Travolta in Pulp Fiction. Ve li immaginate John e Michael, decenni dopo, a ripercorrere la storia di due dei personaggi icona della produzione quentiniana? Roba da non dormirci la notte.E allora ringraziamo il Baff, che dopo Harvey Keitel ci regala un’altra iena. E speriamo che il filone non si interrompa qui. Perché chi ama Tarantino non è un semplice appassionato, è uno sfrenato fanatico. E la sua fame non è facile da saziare.Perciò buon festival a tutti. Sperando tra una settimana di poter parafrasare Mr. Blonde e trovarci a chiedere l’un l’altro «Per te è stato bello come lo è stato per me?».Federica Artina
f.artina
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